The Orphanage è l’ultimo prodotto della nuova scuola dell’orrore spagnola. In molti casi questo è sinonimo di qualità e sperimentazione sul genere, tuttavia in questo caso ci troviamo davanti ad un film che, a voler essere generosi, si può definire non totalmente riuscito.

A patrocinare l’opera del giovane regista Bayona ci sono niente meno che Guillermo Del Toro e Alejandro Amenabar, registi che hanno ben dimostrato di sapersi muovere nell’insidioso terreno del cinema di genere, ma questo non basta a far si che il film sia un buon horror. La donna che ritorna all’orfanotrofio dove è cresciuta, che lo riapre nella nuova veste di casa-famiglia, il figlio (a sua volta adottato) che gioca con gli amici immaginari, un edificio inquietante e spettrale erano tutte premesse interessanti; purtroppo il regista si fa perdere la mano ed indugia su giostre vuote che cigolano, scale che scricchiolano, porte che sbattono e muri che fremono. Il risultato è un film dove nella maggior parte del tempo non succede nulla, dove l’atmosfera e la tensione sono dilatate a tal punto da divenire impercettibili (una durata minore e una maggior concitazione nello svolgere gli eventi avrebbero giovato sicuramente) e dove è facile distrarsi.

Si possono salvare alcune sequenze (come quella centrale con la medium e quella finale), ma l’impressione generale è quella di un involontario scimmiottamento di The Others (di Amenabar), con il risultato che alla fine del film ciò che ci rimane in mente sono solo le giostre vuote che cigolano, gli scalini che scricchiolano, le porte che sbattono e i muri che fremono.

Andrea Cassina