A prima vista Edison – L’uomo che illuminò il mondo è uno dei tanti film su un uomo geniale incompreso dai propri tempi, principalmente per la testardaggine che lo incapace di relazionarsi con altri uomini meno geniali di lui. Ma Alfonso Gómez-Rejón, già regista del notevole Quel fantastico peggior anno della mia vita, riesce a evitare la scontatezza grazie a un cast azzeccato e a una narrazione sapientemente destrutturata. Il testardo in questione è, come da titolo, Thomas Alva Edison, brillante inventore non immune dal vizio di appropriarsi anche delle idee altrui. Edison è interpretato da Benedict Cumberbatch, uno che ha praticamente costruito la sua carriera su personaggi del genere, e che rende Edison con divertita nonchalance, dandogli l’impronta di un uomo tanto brillante quanto irascibile, competitivo al punto da voler imprimere su ogni cosa il suo nome (e un tagliacarte gli sarà fatale).

Il film si apre con la descrizione di un’epoca nella quale è ancora la fiammella del gas a illuminare le notti, ma Edison, che ha inventato la prima lampadina a filamento, si appresta a illuminare le città con l’aiuto della corrente continua e i capitali forniti dal miliardario J.P. Morgan. La cosa non può che destare la preoccupazione di George Westinghouse (Michael Shannon), magnate del gas: se tutti useranno le lampade di Edison, che ne sarà dei suoi affari? Da uomo pratico, Westinghouse cerca un accordo con Edison ma si scontra sul tipo di energia da usare. Edison è un sostenitore della corrente continua a basso voltaggio, che però copre poca distanza, con la conseguenza di dover costruire molte centrali elettriche; Westinghouse è un fautore della corrente alternata, che intuisce potrà anche spingere i motori e favorire l’industria. Tra i due inizia la battaglia a conquistarsi le città. A questo punto la storia evita di precipitare nel solito melodramma biografico, grazie a una serie di sottotrame e nuovi personaggi, che danno un tocco di eccentricità al film, specialmente con l’inserimento della figura di Nikola Tesla (Nicholas Hoult), già collaboratore di Edison, che decide di lasciarlo e mettersi in proprio in quanto si sente incompreso.

Shannon dà una grande interpretazione di Westinghouse, rappresentando un uomo fondamentalmente buono, ma anche molto intelligente (in una scena riesce a ricordare perfettamente i numerosi nomi degli interlocutori che gli vengono presentati), e che non riesce a spiegarsi l’atteggiamento sprezzante di Edison nei suoi confronti. Cumberbatch d’altra parte sfodera tutti i suoi trucchi nel presentare Edison, le sue doti e debolezze e ci riesce con grande facilità. Bello vedere anche come sia valorizzata la figura di Marguerite (Katherine Waterston), la moglie di Westinghouse, che sprona e sostiene il marito, mentre forse meriterebbe più spazio la figura di Nikola Tesla, che già aveva irretito gli spettatori di The Prestige. Notevoli molte delle inquadrature che esaltano la novità dell’illuminazione elettrica e che ben rendono il senso di stupefatta ammirazione degli uomini del tempo, abituati al buio o alle fioche luci delle fiammelle a gas, di fronte – per la prima volta nella loro vita – allo sfavillare delle lampadine elettriche.

Edison – L’uomo che illuminò il mondo, traduzione altisonante dell’originale La guerra della corrente, probabilmente non dice niente di nuovo a chi conosce la storia o la branca della fisica che si occupa dell’elettricità, ma lo rende molto bene, alternando i momenti drammatici (le responsabilità dell’invenzione della sedia elettrica) a momenti più leggeri, e che comunque fanno riscoprire uno dei cambiamenti più epocali nella storia dell’uomo.

Beppe Musicco