Se un comico ha grande successo in tv, presto o tardi arriva anche al cinema. E se i comici sono una coppia, meglio ancora: Pio e Amedeo debuttano con questo film esile dalla trama prevedibile, ma non privo di gag e di un certo brio. I protagonisti, proprietari a Foggia di un improbabile negozio di pompe funebri tecnologicamente kitsch, hanno i nomi dei due comici: se Pio è proprio pio e morigerato e prepara con cura le nozze con Rosa (maestra elementare) e il successivo trasferimento al seguito di lei a Belluno, Amedeo è cialtrone, corre dietro a tutte le donne (e teme di averne messa incinta una) e teme la solitudine quando Pio andrà via, specie dopo esser rimasto orfano anche di madre dopo non aver mai conosciuto il padre. Ma all’addio al celibato, Pio vede on line un video a luci rosse in cui riconosce Rosa. Se a questo si aggiunge un debito di Amedeo con uno strozzino, per entrambi la necessità è di scappare, anzi “fuggire” da Foggia…,Lo schema del film è simile a quello di mille altri film comici: il viaggio/fuga con le sue disavventure, a cominciare da quelle linguistiche (i due vanno a Roma, Milano, infine Amsterdam) per proseguire con possibili avventure sentimentali; gli incidenti di percorso e le disavventure tragicomiche; gli equivoci che rischiano di ingarbugliarsi ancora di più, fino a sciogliersi per intervenuto buonsenso e buon cuore. Se a ciò aggiungiamo il pugliese – non più il barese caricato di Lino Banfi o Diego Abatantuono né quello verace di Checco Zalone ma la sua variante foggiana – non si può dire che la novità sia il tratto distintivo di Amici come noi. Il fatto che il produttore, Pietro Valsecchi, sia lo stesso di Zalone e anche dei I soliti idioti (anche il regista è quello dei due film con Mandelli e Biggio), il sapore di operazione a tavolino per recuperare parte del pubblico dei precedenti successi pare smaccato. Peraltro i due comici sono simpatici e Amedeo è in particolare scatenato; e tutto sommato lo schema, per quanto rodatissimo, del cialtrone e del bravo ragazzo (a tratti sembrano Ficarra e Picone trasferiti dalla Sicilia alla Puglia) potrebbe anche reggere. ,Ma proprio per questo è forte la delusione per lo spreco di potenzialità, essendoci scarsa cura per gag e storia: è dura ridere se il negozio, che vorrebbe chiamarsi Highlander per consegnare il defunto a futura immortale memoria, per ignoranza si trasforma in Hai l’under… Qualche battuta va a segno, come quella sui Modà in concerto ad Amsterdam (“per forza, per andarli a sentire ti devi drogare!”), ma poi vederli nel finale musical con un flash mob sentimental trash fa cadere le braccia… Come pure l’eccesso di sentimento finale che dovrebbe equilibrare qualche volgarità di troppo. E se qualche elemento del cast di contorno si fa apprezzare, con citazione per Massimo Popolizio nei panni di uno zio eccentrico fin troppo affezionato al pappagallo di casa, ci sono anche troppe attrici di bell’aspetto e scarsa recitazione. Alla fine si divertirà, moderatamente, chi è un fan scatenato delle due Iene e storcerà la bocca chi cerca qualcosa di più anche in una commedia di puro intrattenimento. Rafforzando ancora una volta di più l’impressione che raggiungere quel sublime grado di semplicità esilarante dei film di Gennaro Nunziante e Checco Zalone sia tutt’altro che scontato, come invece qualcuno ancora ritiene.,Antonio Autieri,