Conosciamo benissimo Jesse Eisenberg come attore, il quarantenne statunitense ha recitato in pellicole facilmente ricordabili tra cui Now you see me, Café society, ma più di tutti The Social Network, dove interpretava il geniale ma solitario Mark Zuckerberg. Quello che non conoscevamo bene fino ad ora, però, era l’Eisenberg regista che aveva esordito già dietro la telecamera nel 2022 con Quando avrai finito di salvare il mondo e che torna quest’anno con A Real Pain, candidato a ben due premi Oscar (per la sceneggiatura originale e per il miglior non protagonista Kieran Culkin, poi premiato con la statuetta).
Il film è una commedia drammatica on the road che racconta il viaggio di Benji e David, due cugini estremamente diversi che decidono di intraprendere un viaggio in Polonia per conoscere le radici familiari ebree e per visitare la casa dove era nata la nonna, morta da poco. Se David è un uomo nevrotico, preciso e con la testa sulle spalle, Benji è uno spirito libero, un caotico entusiasta, che però non ha mai trovato un posto nel mondo, vive da barbone e nasconde un animo turbolento. Al duo si aggiungerà un gruppo altrettanto improbabile di turisti pronti ad accompagnarli nella scoperta delle proprie origini. La traversata, però, rivelerà molto più di qualche nozione informativa sulla storia dell’Olocausto, portando a galla le ferite più profonde dei due uomini e il loro rapporto complicato.
A Real Pain è un viaggio piacevole e commovente, scandito dalle perfette interazioni tra i due cugini, a tratti ridicole, a tratti profondamente struggenti. I due personaggi sono perfettamente caratterizzati, tra sfumature che scavano nella profondità dell’animo umano e nella sofferenza. Una sofferenza delicata, che non ci viene buttata in faccia, ma che passa delicatamente sotto la trama costellata di dialoghi ben costruiti e significativi, una boccata d’aria rispetto alle frasi da bacio Perugina che troviamo molto spesso nei film (non a caso, una delle candidature all’Oscar è per miglior sceneggiatura originale).
Kieran Culkin, già protagonista della serie tv Succession, è meravigliosamente isterico, mentre il ruolo di David sembra cucito addosso a Jesse Eisenberg, che a sua volte offre una grandissima interpretazione nella relazione complessa del protagonista col cugino, riassunta perfettamente dalla frase chiave che pronuncia a metà film: «I love him, and I hate him and I wanna be him» (ovvero: lo amo, lo odio e voglio essere lui). Dallo schermo percepiamo perfettamente la chimica e l’amicizia che c’è tra i due, una coppia allo sbando tenuta insieme da un bene che supera il dolore.
Forse Eisenberg avrebbe potuto fare un passo in più nel finale, che lascia molte questioni aperte, sicuramente per scelta, ma viene il dubbio che alcuni temi fossero così profondi da trovare difficilmente una risoluzione adeguata. Non di meno, A Real Pain è autentico, drammatico e incredibilmente leggero allo stesso tempo. Un viaggio che vale la pena intraprendere.
Maddalena Villa
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