Arturo (Pif) è un simpatico scapolo palermitano, di lavoro agente immobiliare di successo. Ha una smisurata passione per i dolci siciliani, che celebra anche in frequenti video che realizza e che posta in rete. Gode della stima del suo capo e amico Tommaso (Francesco Scianna) e dei colleghi dell’agenzia; unica pecca, è un brocco nel gioco del calcio, per cui nelle partite aziendali di calcetto viene sempre spedito in porta, nella speranza che la sua goffaggine non faccia troppi danni. Un giorno incontra Flora (Giusy Buscemi), figlia di un grande pasticcere della città, che ora vuole mettersi in proprio e cerca un locale adatto. Galeotta la passione per i dolci, tra i due scoppia un amore travolgente che li porta ad andare a vivere insieme. Flora però è una sincera cattolica e Arturo, pur essendo convinto che la religione sia una fesseria da quando nella partita contro il Brasile dei mondiali dell’82 pregò Dio perché l’Italia vincesse, rendendosi conto che allora le preghiere di un analogo bambino brasiliano non fossero ascoltate, le fa credere di essere anch’egli un uomo di fede. Finché si tratta di biascicare le sconosciute preghiere della Messa le cose vanno ancora bene, ma la verità viene a galla durante il tentativo di Arturo di impersonare Gesù durante la processione del venerdì santo, dove la sua ignoranza provoca scandalo. Flora si indigna per le bugie e lo lascia. Solo e triste, Arturo si spazzola un vassoio di trentacinque sciù (i pasticcini siciliani con crema di ricotta) e subito dopo gli appare il Papa (Carlos Hipólito) seduto nel suo salotto che, con accento ispanico, inizia a fargli domande sulla sua vita…
Forse sull’onda dell’udienza da Papa Francesco cui aveva partecipato (mostrata nei titoli di coda), Pif da agnostico si lancia nell’impresa di descrivere un uomo che si sforza di vivere secondo l’insegnamento evangelico, ma che si scontra con l’ipocrisia di tanti che si dicono cristiani attraverso la partecipazione a tante celebrazioni, ma sono interessati solo al loro tornaconto (non per niente il titolo del film è parte del volgare proverbio siciliano “Futti futti, che Dio perdona a tutti”). Anche in questo film (tratto dal suo primo libro) il regista e attore siciliano mette in scena il suo consueto personaggio di imbranato pronto a grandi battaglie di principio, ma il tentativo di riconquistare Flora mostrandosi più realista del re, e per questo inimicandosi amici e parenti, è reso in maniera poco accattivante. La voce fuori campo che spiega ogni momento, le frequenti apparizioni del Papa con frasi di buon senso, una terribile scena sul ritorno di un politico dopo il carcere, stridono con un tono generale che sembra non decidersi mai tra il serio e il faceto. Forse un regista di maggior esperienza riuscito a dare un maggior ritmo e uniformità alla storia, visto anche il cast più che apprezzabile; così rimane un tentativo non troppo riuscito di parlare di cose serie scherzandoci sopra.
Beppe Musicco
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