Adattamento di un romanzo che in Francia e nel mondo ha venduto centinaia di migliaia di copie, questa pellicola è elogio dolce amaro della cultura come risorsa nascosta (il “buon nascondiglio” come lo chiama Paloma riferendosi a Renée), capace di mettere in contatto persone apparentemente diversissime, di liberarle da un destino apparentemente già determinato dalla vita, dalle convenzioni borghesi e dal nichilismo un po’ inconsapevole della nostra epoca.,Il film semplifica, come inevitabile, la trama e le suggestioni del romanzo originale (perdendo un po’ per strada il microcosmo del palazzo e dei suoi inquilini tutti più o meno nevrotici) e trasforma il diario di Paloma in un’esplorazione con telecamera a mano, una scelta, questa, come qualche momento di regia un po’ troppo consapevole, che denuncia l’ansia della giovane regista di dare un’impronta “sua” ad un romanzo noto e amatissimo.,Ma sono piccole sbavature che si perdonano ad una pellicola che si fa amare per la capacità di tratteggiare tre personaggi misteriosi e affascinanti, che sanno uscire dalle gabbie delle convenzioni per incontrarsi su quello della vera e profonda umanità.,Paloma che ha la stessa età della protagonista di un altro bel film francese uscito l’anno scorso, Stella, e viene lasciata più o meno a se stessa da una madre dipendente dall’analista e dagli psicofarmaci, un padre politico assente seppur “benevolo”,e una sorella preda delle sue ambizioni, ha finito per convincersi che in una vita priva di senso tutti prima o poi siano destinati a morire prigionieri di una “boccia di vetro” fatta di convenzioni e bugie più o meno consapevolmente accettate. ,Per questo, molto consequenzialmente, ha deciso di togliersi la vita, ma a sconvolgere il suo piccolo e ben congegnato piano “entrano” nella sua vita due persone molto diverse. La prima, la portinaia Renée, è una di quelle persone spesso “invisibili”, ma che agli occhi attenti di Paloma, impegnata a documentare il mondo, fa scoprire una realtà inaspettata. Il secondo, il gentile signor Ozu, la costringe ad uscire dal suo nascondiglio e la impegna nella scoperta di questa nuova realtà.,La parte più riuscita del racconto, va detto, è senz’altro quella che descrive il delicato rapporto che nasce tra il signor Ozu e la scontrosa Renée (è lei il riccio del titolo). Lei prima si nasconde (addirittura comicamente meditando di fingersi analfabeta di fronte al dono di una copia antica del suo amato Tolstoj), poi cede accettando una trasformazione che è insieme fisica e spirituale. Entrambi vedovi e feriti dalla vita, i due affrontano con spirito opposto questa dolorosa condizione, ma è la gentilezza testarda e priva di affettazione dell’orientale ad averla vinta sulla reticenza della francese. ,Alla fine, se Paloma riconosce che la morte, lungi dall’essere un tranquillo passaggio da un mondo senza senso all’assenza di sofferenza, può essere una vera tragedia, il film lascia intendere che ciò che fa la differenza è il senso che la vita assume: quello che conta davvero, non è tanto come e quando si muore, ma come si vive l’istante che potrebbe essere l’ultimo. ,La vera speranza è data quindi, per tutti, dall’imprevisto. Così un pesce “assassinato” con gli psicofarmaci può testardamente sopravvivere, e la guardiola di una portinaia celare inaspettate ricchezze letterarie. ,Solo con questa premessa vale la pena di affrontare il rischio di vivere e di poter fare di se stessi e del mondo un posto miglior e di certo più interessante, anche se non privo di dolore e sofferenza.,Laura Cotta Ramosino