Siamo a Trieste nel 2007 quando, all’ultimo anno dell’ITS della città, arriva Frederika, una giovane svedese che getta lo scompiglio nella scuola, essendo l’unica ragazza iscritta. Fred, come viene chiamata, è al seguito del padre che ha il difficile compito di tagliare personale in una delle ditte più importanti nella zona. La ragazza si imbatte in un trio di amici legatissimi tra loro e che sono suoi compagni di classe: Antero, ragazzo serio appassionato di letteratura; Matis, gigante burbero ma buono e l’introverso Pasini che porta dentro di sé il dramma della morte del fratello. I tre amici accolgono a loro modo la ragazza, passano tutti insieme di locale in locale e di festa in festa. Intanto la maturità si avvicina, nascono sentimenti importanti e l’equilibrio si rompe…

Tratto dal romanzo omonimo di Giani Stuparich, scritto nel 1929, Un anno di scuola è l’opera seconda di Laura Samani che aveva esordito con Piccolo corpo nel 2022. La regista, grazie anche all’aiuto della co-sceneggiatrice Elisa Dondi, si immerge nel mondo popolato da questi diciottenni e lo fa senza pregiudizi, osservandoli da vicino e amando i personaggi raccontati. Si appoggia a interpreti per la prima volta sullo schermo e che si dimostrano piuttosto a loro agio, soprattutto Giacomo Covi (Antero) – premiato alla Mostra del Cinema di Venezia come miglior attore in Orizzonti – e la protagonista Stella Wendick (Frederika) ma anche Pietro Giustoli (Pasini) e Samuel Volturno (Matis) si difendono bene.

Se si eccettua la figura del padre di Fred e quella dell’insegnante di matematica, il mondo degli adulti è totalmente assente. Non sappiamo e non vediamo niente delle famiglie degli altri ragazzi. E questo perché a Laura Samani interessa raccontare il percorso di crescita emotiva e di maturazione dei quattro soggetti. In particolare di Fred e di Antero che si incontrano, si conoscono, si innamorano ma devono rivedere, soprattutto Antero, il rapporto con gli altri amici. Non mancano scontri, incomprensioni, gelosie e diffidenze ma sarà soprattutto Frederika a trarne l’insegnamento principale perché crescere vuol dire anche “perdere”, come si vede in una delle scene più significative del film.

Frederika in particolare è un bel personaggio. Viene da Stoccolma, ha una mentalità più libera senza essere superficiale; si cala in una realtà di provincia venendone un po’ cambiata ma lei stessa cambia le persone che le stanno intorno, che devono confrontarsi con una figura femminile diversa da quelle che sono abituati a frequentare dopo la scuola.

Di Un anno di scuola piace lo sguardo della regista su queste ragazze e ragazzi, osservati senza pregiudizi e per una volta – e per fortuna – lontano da Roma. Certo, avremmo voluto saperne di più delle vite Antero, Pasini e Matis e può essere che la rappresentazione delle loro vite mostrate come passaggio da un locale a una festa, da una bevuta a una notte passata fuori casa, risulti un po’ un cliché già visto. Ma l’amicizia che lega i tre ragazzi – ancora non travolti dalla pervasività degli smarthphone – è forte e sincera tanto che il lavoro di Laura Samani risulta convincente, con un finale che coinvolge e che apre – o prova a farlo – a uno sguardo verso il futuro.

Stefano Radice

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