L’intento dei Vanzina da qualche anno a questa parte (almeno da Il pranzo della domenica) è chiaro: smarcarsi dalla facile e grossolana volgarità che per anni ha costituito il loro marchio di fabbrica e che ora spadroneggia nelle cosiddette commedie natalizie. Olè da questo punto di vista continua in questa direzione: lo vogliono il regista Carlo e lo sceneggiatore Enrico anche per giusti scrupoli commerciali, per evitare quel fratricidio con Natale a New York che a pochi giorni dal Natale ci sarà comunque. E lo vuole Massimo Boldi che da qualche film desidera, complice la presenza sempre più ingombrante di Christian De Sica, un film “su misura”, una “cornice” in cui dar sfogo alla propria carica comica.

Tutto questo nelle intenzioni: l’esito di Olè è però devastante. Non basta infatti un comico navigato come Boldi e una buona spalla (Vincenzo Salemme) per fare un film. Anche la commedia dell’arte a cui Boldi spesso si è richiamato richiedeva un minimo di canovaccio che, se c’è, in Olè appare assolutamente prevedibile oltre che risibile per molte ragioni (la prima e più evidente è la possibilità che possa esistere una gita scolastica ferragostana a Ibiza). Il vero problema di “Olè” è che si ride poco. Innanzitutto per scelta del cast, a partire dalle improponibili figure femminili (Natalia Estrada e una Daryl Hannah che evidentemente non si è resa conto di che film stava girando), ma anche per le figure di contorno decisamente poco simpatiche fatta eccezione per il già visto personaggio del coatto interpretato da Enzo Salvi. E non funziona nemmeno la coppia dei protagonisti imbrigliati in un intreccio di situazioni e storie mal collegate tra loro e alquanto prevedibili (si veda come viene trattato l’episodio con la Estrada).

Il resto è il peggio dei cinepanettoni nostrani, dal minaccioso “Formigoni faccia le valigie” di inizio film ai marchi Vodafone e Playstation disseminati ai 1.900 euro mensili che secondo i Vanzina, grandi conoscitori del mondo della scuola, un insegnante di liceo si dovrebbe portare a casa. Per non parlare delle ferie: dalla crociera ai Tropici al giro dei Caraibi le vacanze agostane dei prof., ebbene sì, sono tutte a carico dei contribuenti.

Simone Fortunato