Fin da giovane, Shelly Gardner è stata una ballerina e il volto di “Le Razzle Dazzle”, storico e discinto spettacolo di Las Vegas. Dopo 40 anni, però, i tempi sono cambiati: entro due settimane i nuovi proprietari del Casinò chiuderanno lo show, considerandolo un reperto degli anni 80. Mentre le ballerine giovani pensano a come reinventarsi, con provini per spettacoli più sexy e performanti, Shelly deve fare i conti con un viale del tramonto inaspettato e breve: a 57 anni, senza una pensione o garanzie, ha una figlia grande con cui vorrebbe ricucire i rapporti, ma che non riesce a perdonare le sue scelte di vita.
Cosa succede quando i diamanti finti, che negli anni migliori hanno fatto brillare chi li indossava, vengono visti per quello che sono? Cosa succede quando il lavoro di una vita sfuma perché fuori tempo massimo, e magari ci si scopre inadatti ad altro? Queste sono le sfide delle protagoniste del nuovo film di Gia Coppola, che dopo prove registiche passate in sordina (Mainstream) fa sentire più distintamente la sua voce. La regista ci porta dietro le quinte dei frenetici varietà, armata anche di camera a mano, per poi spiaziare su una Las Vegas diurna e sfiorita ma dalla fotografia delicata: forse il vero simbolo della città, meglio ancora degli sfavillanti casinò, è una statua con le fattezze della Fata Turchina, che alla luce del sole appare in tutta la sua goffaggine.
Quale migliore interprete, per una moderna Cenerentola quando incantesimo e freschezza giovanile sfioriscono, di quella Pamela Anderson un tempo iconica bellezza dello show Baywatch, ma della quale gli schermi sembravano essersi dimenticati. Forse non a caso, è affiancata da due giovani meteore dopo la conclusione delle loro serie-tv (Brenda Song di Zack e Cody, Kiernan Shipka di Le terrificanti avventure di Sabrina). Oltre a loro, una menzione speciale va a Jamie Lee Curtis nei panni di una ex ballerina, reinventatasi come cameriera di seconda scelta in uno squallido casinò: a lei è affidata una delle scene iconiche del film, con un ballo sul palco tanto sentito quanto grezzo nelle sue mosse e nell’indifferenza generale, anche se purtroppo non basta per togliere il suo personaggio dai margini della storia.
Sotto l’occhio della telecamera c’è invece Shelly, che si è aggrappata al lavoro di “bellezza” sotto i riflettori con passione e dedizione, al punto di sacrificare sicurezza economica, un matrimonio e soprattutto il rapporto con una figlia ormai alla soglia del diploma, ma data in affido a una famiglia più stabile. Persino il camerino dello show è solo una parvenza di famiglia, dove una ballerina poco più che maggiorenne trova nella collega più anziana una forma illusoria di figura materna, e dove i consigli “da amici” arrivano solo a posteriori. La stessa coscienza di Shelly rimane acerbamente sospesa al confine tra disillusione e illusione, nel dormiveglia di chi è scosso dalla dura realtà ma a cui viene concesso un ultimo ballo. Un ultimo ballo dove guardare oltre alla freddezza del pubblico, prolungando il sogno ma cercando anche gli sguardi che contano davvero.
Roberta Breda
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