Marco, Guido, Leo, Gaelle e Mattia hanno madri diverse, non sono tutti figli biologici dello stesso padre ma hanno un’unica vera figura paterna di riferimento: Manfredi Alicante. Quando quest’ultimo muore a Bordeaux, si ritrovano dopo tanti anni tutti insieme dal notaio per scoprire l’eredità lasciata dal padre. I cinque ragazzi trovano una doppia sorpresa: l’eredità consiste solo in un allevamento di ostriche vessato dai debiti e a loro si aggiunge Luisa, una sorella che non sapevano di avere. Riuniti in casa, hanno una settimana per accettare l’eredità e provare a convivere in armonia…
Sei fratelli è la quarta regia per Simone Godano (Marylin ha gli occhi neri) che porta sul grande schermo un racconto di famiglia, rapporti personali, invidie, sentimenti e gelosie che è una delle cifre artistiche della commedia amara italiana. Scritto insieme a Luca Infascelli, Sei fratelli vede nel cast Riccardo Scamarcio (Marco), Adriano Giannini (Guido), Gabriel Montesi (Leo), Valentina Bellé (Luisa), Claire Romain (Gaelle), Mati Galey (Mattia) e Linda Caridi (Giulia, moglie di Marco ed ex fidanzata di Leo); nella parte di Manfredi ALicante c’è Gioele Dix. Lo spettatore è guidato attraverso le dinamiche tra i fratelli, che si dipanano progressivamente, svelando retroscena della vita di famiglia; i sei personaggi sono sostanzialmente degli sconosciuti uni agli altri e dovranno imparare in qualche modo a rispettarsi e a trovare un equilibrio e una forma di convivenza. Che ci riescano o meno, non lo sveliamo per evitare spoiler ma il finale non è così scontato come si potrebbe immaginare leggendo la trama del film.
Tutti gli attori hanno più o meno gli stessi spazi nel racconto, ma su tutti emergono per bravura – e anche perché forse il regista ha un occhio di riguardo per loro – Riccardo Scamarcio, Gabriel Montesi e, soprattutto, Adriano Giannini mentre meno curato, a nostro avviso, è il personaggio impersonato da Valentina Bellé che la sceneggiatura non valorizza. Sei fratelli è un film malinconico che avrebbe potuto anche affondare di più i colpi o approfondire meglio certi snodi, ma vedendolo si nota l’abilità di Simone Godano nel dirigere bene gli attori senza perdere il controllo della macchina da presa.
Stefano Radice