I remake live-action dei successi d’animazione hanno risultati discontinui. La Disney ne ha realizzati più di chiunque altro, considerandoli un modo per mantenere vivi e attuali questi franchise (e ovviamente trarne nuovi guadagni). Tuttavia, a così breve distanza dal remake di Dragon Trainer della Dreamworks, l’asticella si è alzata notevolmente per Oceania, la nuova versione Disney del film del 2016 che ha presentato al mondo l’esuberante semidio Maui e l’intrepida principessa polinesiana Vaiana. Il regista Thomas Kail non prova nemmeno a distaccarsi dal predecessore, ma si attiene a ciò che ha funzionato prima; permettendo agli attori di dare vita ai loro ruoli, contribuisce a dare a questo film un buon piazzamento nella serie Disney.

L’originale Oceania era realizzato con grande cura, con i colori intensi del mare e della rigogliosa vegetazione. Il passaggio al live-action non ha minimamente intaccato la sua bellezza; anzi, sono altrettanto ben rese la navigazione di Vaiana e Maui, come pure il verde sgargiante dell’isola di Motunui o le profondità color arcobaleno della tana di Tamatoa. Il ruolo principale è interpretato in modo impeccabile dalla giovane Catherine Laga’aia, che trova il modo di catturare l’impavidità, la forza interiore e l’atteggiamento positivo della protagonista. È particolarmente brava nell’interpretare le canzoni e dimostra una grande alchimia comica con Maui, interpretato da Dwayne Johnson. Dopo aver doppiato il semidio muscoloso nel film originale del 2016 e poi nel sequel del 2024, questo ruolo unisce in modo unico tutte le qualità di Johnson, che sfoggia fascino e carisma, permettendogli di essere un vero showman.

La trama rimane invariata: Vaiana deve ancora sfidare le tradizioni della sua tribù lasciando l’isola e avventurandosi nel pericoloso oceano per trovare Maui, che con il suo amo magico ha rubato il “cuore” della dea Te Fiti, lasciando il mondo in un luogo morto e morente, letteralmente ridotto in cenere. Vaiana deve padroneggiare l’arte dell’orientamento, il metodo dei navigatori per orientarsi negli oceani, se vuole salvare la sua isola da una fine certa.

E ora la classica domanda: c’era davvero bisogno di un nuovo Oceania? Probabilmente no, però questa versione cerca di mostrare con cura le usanze e la cultura polinesiana, dedicando più tempo alla protagonista mentre cerca di riavvicinarsi ai suoi antenati e alle tradizioni tribali. Chi aveva amato la prima versione, resterà sicuramente affascinato anche da questa.

Beppe Musicco

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