Nel novembre del 1987, otto giudici di cui due togati e sei popolari, si rinchiudono per 36 giorni della camera di consiglio allestita presso il carcere dell’Ucciardone, a Palermo. Nel 1986, infatti, è iniziato il primo maxiprocesso alla mafia, che vede coinvolti 470 imputati. Il compito gravoso dei giurati, è quello di definire le pene da attribuire.
Fiorella Infascelli, con La camera di consiglio, porta sul grande schermo, e all’attenzione del pubblico, un momento cruciale della storia italiana, ovvero il maxiprocesso alla mafia che, per la prima volta, vedeva alla sbarra alcuni dei più importanti boss mafiosi dell’epoca. La scelta di Infascelli è molto interessante; la regista, infatti, non punta a raccontare il processo – lavoro che sarebbe immane e più adatto a un documentario – ma si concentra sugli otto giurati che hanno avuto l’onere e il peso morale e giuridico, di stabilire le pene di 470 imputati.
Il film è molto efficace nel descrivere la reclusione dei giurati, come se fossero loro stessi dei carcerati; per tutto il tempo in cui è durata la camera di consiglio, non hanno potuto avere contatti con l’esterno, leggere giornali, guardare la televisione, ascoltare la radio o avere dialoghi con i propri parenti. La camera di consiglio è un film prettamente teatrale, basato sui dialoghi e sulle diverse posizione emerse durante l’esame dei singoli fatti criminali. In particolare, il racconto vive sulla contrapposizione tra il presidente della corte (un sempre bravo Sergio Rubini) e il giudice a latere (Massimo Popolizio, altrettanto bravo), non sempre d’accordo nel valutare i singoli casi. Il clima di collaborazione tra i giurati, non è esente da momenti di tensione che sono ben valorizzati da tutto il cast, tra cui spiccano Claudio Bigagli e Betty Pedrazzi.
La camera di consiglio a tratti è un film claustrofobico e richiede molta attenzione da parte dello spettatore per seguire una sceneggiatura che, vista la natura del film, è basata su dialoghi fitti ma a tratti didascalici e per calarsi in una storia dal ritmo forse troppo lento. Presentato alla Festa del Cinema di Roma.
Stefano Radice
Clicca qui per rimanere aggiornato sulle nuove uscite al cinema
Clicca qui per iscriverti alla newsletter di Sentieri del cinema
Clicca qui per iscriverti al nostro canale Youtube