Le precedenti opere di Emerald Fennel,  Una donna promettente e Saltburn erano opere volutamente “sfacciate”, pensate per mettere a disagio gran parte del pubblico. Ma con questo suo adattamento (e il termine “adattamento” va preso in senso alquanto lato) del classico romantico di Emily Brontë, Cime Tempestose, si intuisce che la Fennell stia mirando a un pubblico diverso, pur senza vacillare nel suo approccio provocatorio e radicale.

Una fotografia a dir poco sontuosa, circondata da brughiere dello Yorkshire del XIX secolo spazzate da brume e vento, contribuisce a una presentazione il cui lato romantico è portato all’estremo. Chi cerca un’interpretazione fedele scoprirà che la Fennell ne è ben lontana, si prende ampie libertà con molti dei personaggi e reimmagina quasi completamente una gran parte del finale del libro. Ma anche quando questi cambiamenti non funzionano, bisogna riconoscere che sotto c’è molta ambizione.

Margot Robbie e Jacob Elordi dominano lo schermo nei ruoli rispettivamente di Catherine Earnshaw e Heathcliff. Ancora una volta la regia gioca molto arbitrariamente col cast (nel romanzo i personaggi sono adolescenti). L’ossatura della trama rimane la stessa: Catherine (interpretata da bambina da Charlotte Mellington) è l’erede della fatiscente tenuta di Cime Tempestose, rovinata dal padre ubriacone e dedito al gioco d’azzardo. Nel tentativo di apparire magnanimo, questi accoglie l’orfano tormentato Heathcliff (interpretato dall’astro nascente di Adolescence, Owen Cooper), che non ha mai conosciuto uno sguardo compassionevole nella sua breve vita. È per questo che è così attratto da Catherine, che fa amicizia con lui e lo protegge, anche se per lei sembra essere poco più di un cucciolo domestico. Tuttavia mentre la loro casa sprofonda nel caos, tra loro sboccia un legame che si trasforma in qualcosa tra l’infatuazione e un amore sincero. Qualunque sia la natura di questa relazione, essa si deteriora nel corso degli anni, man mano che lei diventa sempre più ossessionata dallo status sociale e dalla sicurezza economica. Nel frattempo, Heathcliff si ritrova a essere il suo compagno e confidente, ma si può leggere nei suoi occhi la consapevolezza che questo sia il limite massimo che potrà mai raggiungere. Le sue paure si avverano quando Cathy viene corteggiata e accetta di sposare un ricco pretendente. Sentendo parole sprezzanti direttamente dalla bocca di Cathy, Heathcliff fugge nella notte, solo per tornare anni dopo come un uomo ricco. Ora in tutto e per tutto il gentiluomo ideale che Cathy ha sempre desiderato, Heathcliff la trascina in un circolo vizioso di manipolazione e crudeltà. E Cathy si dimostra spietata ed egocentrica, non solo con Heathcliff ma anche con la sua compagna Nelly (interpretata dalla sempre bravissima Hong Chau), per poi mostrarsi ferita quando loro reagiscono con violenza. Cathy è spesso sopraffatta dalla passione, il che rende ogni sua azione imprevedibile.

Elordi e Robbie sono agghindati e ripresi in modo da accentuare la loro bellezza e il sex appeal (anche se lui in certi momenti col ciuffo sugli occhi sembra un personaggio da manga giapponese).  Non si tratta del solito dramma d’epoca opulento, raffinato e affascinante; Fennell non ha paura di prendere materiale classico e rimodellarlo secondo i suoi capricci kitsch, infischiandosene del risultato. Meglio? Peggio? Di certo questo Cime tempestose è più di Emerald Fennel che di Emily Brontë.

Beppe Musicco

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