Immagini edulcorate, ricchi borghesi annoiati, un velo di sociopatia e soprattutto la presenza dell’amatissimo (e altissimo) Jacob Elordi sono gli ingredienti attentamente selezionati per creare il film di cui tutti da mesi stanno parlando: Saltburn (2023) di Emerald Fennell.

Il film, lanciato direttamente sulla piattaforme streaming Amazon Prime Video, segue la storia dell’emarginato Oliver Quick (Barry Keoghan), che fatica a trovare il proprio posto nella prestigiosa università di Oxford. Le cose però cambiano quando Oliver incontra il facoltoso Felix Catton (Jacob Elordi) che, un po’ per amicizia un po’ per pietà, se lo prende a cuore e decide addirittura di invitarlo a casa sua per le vacanze, scatenando una serie di eventi che daranno il via a pericolosi giochi di potere…

In pochi giorni dall’uscita, Saltburn è diventato un caso mediatico, facendo impazzire il web tra video, immagini e addirittura candele profumate ispirate alle scene più famose. La famosa candela alla “Jacob Elordi bath water” (letteralmente, l’acqua della vasca di Jacob Elordi) è presente ed acquistabile anche su Amazon. Di fronte a tutto questo, viene naturale chiedersi: qual è il motivo di tale risonanza?

Emerald Fennell, regista fra l’altro dell’apprezzatissimo Una donna promettente (2020), è sicuramente riuscita a creare un film interessante e satirico, ma non abbastanza riuscito. Certamente, l’aspetto parodico della società borghese, troppo accecata dalle proprie ricchezze per rendersi conto di ciò che accade intorno a loro, è fortemente azzeccato e porta a scene di grande ironia, ma rimane un concetto vecchio e poco originale, oltre a non essere affrontato con mezzi particolarmente fantasiosi. Così come i tratti disturbanti che hanno reso famoso il film: si professano innovativi e all’avanguardia, ma non apportano nulla di nuovo se non un vago senso di disgusto, che sparisce con la scena successiva. Di fatto, l’adorazione di Saltburn si basa su fattori banali, rivisti e poco approfonditi.

Tuttavia, alla regista si deve riconoscere l’abilità di aver intercettato sapientemente il gusto odierno trasportandolo sullo schermo: spopola su internet la definizione del film come un “Talento di Mr Ripley per la Gen Z” e questo, credo, potrebbe bastare a spiegare il film, anche se ovviamente le due pellicole non sono paragonabili. Le immagini costruite alla perfezione, la scelta degli attori che comprende il sex symbol del momento (parliamo nuovamente di Elordi, che pure ciondola sullo schermo emanando più noia che fascino, ma è soprattutto l’inquietante protagonista, Barry Keoghan, a rubare la scena con il suo indiscusso talento) e la imponente presenza della sessualità come oscura e contorta sono le cause principali e comprensibili della fama di Saltburn, che però rimane poco coinvolgente e piuttosto insipido.

Maddalena Villa

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