Le note di produzione dicono che Better Man è nato da una conversazione di Michael Gracey con Robbie Williams, in cui il cantante avrebbe rivelato al regista di The Greatest Showman di sentirsi spesso come una scimmia che si esibisce davanti al pubblico. Il film presenta la star del pop britannico come uno scimpanzé antropomorfizzato in digitale, che sembra essere uscito da uno dei film della serie Pianeta delle scimmie. 

Iniziando dalla sua giovinezza, Better Man ripercorre la traiettoria della carriera di Robbie Williams: dai suoi primi giorni nel teatro giovanile, al suo periodo come membro della boy band “Take That”, fino alla sua successiva ascesa come artista solista. Lungo la strada, si confronta con le difficoltà della fama e col magnate della musica Nigel Martin-Smith (Damon Herriman), ha una storia d’amore con la collega artista Nicole Appleton (Raechelle Banno), ha una complicata relazione con il padre assente da tempo (Steve Pemberton), fa abbondante uso di droghe e alcol. Ed è sempre una scimmia.

Robbie/scimmia è interpretato (ad eccezione delle scene iniziali dell’infanzia), da Jonno Davies, mentre è lo stesso Williams che interpreta tutte le sue canzoni. Nonostante Williams sia una scimmia per tutto il film, questo non viene mai notato  o commentato da lui o dai personaggi che lo circondano. E’ una scimmia, ma è altresì evidente che ne abbia anche una sulla spalla: un bisogno disperato e tossico – originato dal disinteresse del padre – di essere visto dagli altri come qualcosa di più grande di un semplice essere umano.

Ci sono momenti in cui è facile chiedersi se il film avrebbe dovuto attirare almeno un po’ di attenzione sull’aspetto scimmiesco di Robbie, anche se questo costringe lo spettatore a confrontarsi con il fatto che così spesso vediamo le celebrità come animali da zoo piuttosto che come esseri umani in carne e ossa. Per quanto la trama e i ritmi drammatici possano spesso apparire affini ad altri film del genere biopic, bisogna ammettere che ognuno degli intermezzi musicali offre qualcosa di inaspettato, da Robbie che affronta (con la spada in mano) su un campo di battaglia i suoi sé passati, al suo incontro e primo ballo con il membro delle All Saints e futura fidanzata Nicole Appleton, alla loro scelta di abortire. C’è un’evidente discrepanza nel vedere questi alti e bassi emotivi messi in scena da un primate ma, come tutto il resto in Better Man, questi passaggi sono obiettivamente ben realizzati ed emotivamente significativi della vita caotica del protagonista.

Dopo tutti gli alti, bassi e le parentesi musicali volutamente surreali, Better Man si conclude però in modo melenso e sdolcinato, in cui la scimmia-Robbie diventa Robbie-Robbie, segnando il suo viaggio da scimmia danzante guidata da un ego che brama per essere notato e amato all'”uomo migliore” del titolo. Che poi ci sia arrivato, ci sembra ancora tutto da dimostrare.

Beppe Musicco

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