Liberamente ispirato al romanzo La grazia del demolitore di Fabio Bartolomei, da un soggetto di Edoardo Leo e Nicoletta Micheli, Piccolo miracolo racconta l’incontro tra Davide, figlio di un potente costruttore romano incaricato di sgomberare una palazzina destinata alla demolizione, e Ursula, una giovane donna non vedente che si rifiuta di lasciare la propria casa. Da questo confronto nasce un percorso di cambiamento che porta il protagonista a mettere in discussione il mondo da cui proviene.
Piccolo miracolo, diretto da Guido Chiesa, non è privo di difetti. L’avvio appare piuttosto prevedibile, con personaggi inizialmente tratteggiati secondo schemi fin troppo riconoscibili: il padre senza scrupoli, il figlio incapace di emanciparsi, il conflitto sociale tra speculazione edilizia e periferia. Anche alcuni sviluppi della sceneggiatura risultano forzati e il finale indulge a una certa semplificazione, mentre più di un passaggio fatica a risultare davvero credibile.
Eppure Piccolo miracolo riesce progressivamente a trovare una propria sincerità. Una delle sequenze più riuscite è proprio quella del primo incontro: Davide, entrato nell’appartamento con un pretesto, non riesce più a uscire e resta nascosto a osservare Ursula nella quotidianità. È una scena sospesa tra ironia e tenerezza, che racconta meglio di molti dialoghi la curiosità e il disorientamento del protagonista, destinati a trasformarsi poco alla volta in un sentimento autentico. Superati i cliché iniziali, il rapporto tra i due acquista così delicatezza e autenticità, evitando di ridurre Ursula alla sua disabilità. Al contrario, è lei a “restituire la vista” a un uomo incapace di guardare davvero la realtà che lo circonda, senza che il film cada mai nel pietismo o nel ricatto emotivo.
Molto convincenti gli interpreti: Greta Scarano offre una prova intensa e misurata, Marco D’Amore accompagna con efficacia l’evoluzione del protagonista, mentre Giorgio Colangeli conferma ancora una volta il suo straordinario carisma, da attore di razza, rubando spesso la scena con poche battute. Piccolo miracolo non è un film destinato a sorprendere per originalità o profondità della scrittura, ma riesce comunque a conquistare grazie alla sua umanità. È uno di quei racconti imperfetti che chiedono allo spettatore di accettarne qualche ingenuità per lasciarsi coinvolgere dalla sincerità dei personaggi e dal loro desiderio di cambiare. Alla fine, è proprio questa autenticità a rimanere negli occhi, più delle sue inevitabili debolezze.
Antonio Autieri
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