Il regista Daniel Roher (suo il bel documentario Navalny del 2022) arriva al cinema col suo primo film di finzione, un noir moderno che dimostra acutezza e anche un tono leggero. Scritto dallo stesso Roher, il punto di forza di Tuner risiede nella sua trama originale, incentrata su Nikki (Leo Woodall), un accordatore di pianoforti di New York il cui capo, Harry (Dustin Hoffman), è anche amico, mentore, figura paterna surrogata e, inconsapevolmente, la causa della sua deriva criminale.
Nikki, un tempo prodigio del pianoforte con l’orecchio assoluto, non ha mai intrapreso una carriera musicale a causa dell’iperacusia, un disturbo dell’udito che lo rende ipersensibile ai rumori, costringendolo a indossare tappi per le orecchie o cuffie per la maggior parte del tempo. Sebbene la sua condizione lo renda vulnerabile alle minacce che coinvolgono l’udito, come scopriranno i gangster con cui alla fine si imbatterà, non gli ha tolto la capacità di percepire anche il più piccolo scatto meccanico, che si rivelerà altrettanto utile per accordare pianoforti quanto per scassinare casseforti. Nikki passa le sue giornate guidando il furgone delle riparazioni per sistemare pianoforti nelle ville dei ricchi, mentre Harry, ben oltre la pensione, chiacchiera e sonnecchia. Nikki è la figura del figlio teso ma affettuoso, mentre Harry è tutto goffaggine e spensieratezza. La loro alchimia è in gran parte merito di Hoffman, la cui interpretazione leggermente irascibile ma al tempo stesso brillante è un delizioso promemoria di ciò che un grande attore è in grado di fare quando si concentra su un personaggio solo apparentemente secondario.
Il regista trova un intelligente equilibrio nelle prime parti di Tuner, dedicando a Nikki e Harry il tempo necessario per farli diventare figure a tutto tondo, anziché semplici ingranaggi della trama, ma senza appesantire la storia con troppi flashback o spiegazioni: si capisce subito che Harry e sua moglie Marla (Tovah Feldshuh) sono la famiglia acquisita di Nikki; il loro legame è così forte che, quando la coppia si trova a dover affrontare un conto salatissimo dopo il ricovero di Harry in ospedale, Nikki si precipita ad aiutarli senza esitazione. Imbattendosi per caso in tre ladri che tentano di svaligiare una villa dove si trova a lavorare fino a tardi su un pianoforte, Nikki li aiuta ad aprire la cassaforte: la sua decisione è presa quasi senza esitazione. A quel punto, il film di Roher ha già disseminato sufficienti scene sull’arrogante indifferenza dei ricchi clienti di Nikki e Harry, tanto che non è difficile per il capo dei ladri, Uri (Lior Raz, già visto in Fauda), convincere Nikki che rubare qualche gingillo non rappresenta un grande dilemma morale. Sebbene Tuner presenti molti elementi tipici di un film poliziesco (il richiamo a Baby Driver viene istintivo, ma anche molto dai film di Soderbergh), sembra quasi più incentrato su quello che di solito è l’elemento secondario di qualsiasi noir: la fidanzata. Nikki si innamora perdutamente di Ruthie (Havana Rose Liu), aspirante pianista concertista, che sembra eguagliarlo per energia nervosa e per il suo meticoloso perfezionismo. Entrambi sono professionisti riservati che preferiscono lasciare che sia il loro lavoro a parlare, il che conferisce maggiore impatto alla vulnerabilità che emerge dalla loro apertura. La storia d’amore che sboccia lentamente, e che sembra dare a Nikki e Ruthie il permesso di abbassare le rispettive difese, è seguita con la stessa cura e drammaticità delle rapine sempre più pericolose che lui intraprende segretamente.
La sceneggiatura si affida ad alcuni comodi espedienti (tra cui una scena in cui Nikki ruba qualcosa che ha un impatto diretto su Ruthie) per far quadrare il finale, ma il lavoro sui personaggi fa sì che i momenti finali del film, tutt’altro che meccanici, risultino di una precisione quasi “musicale”.
Beppe Musicco
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