Nel dicembre del 1955 veniva siglato l’accordo italo tedesco sul lavoro che dette il via a uno storico esodo di oltre 500mila italiani fino agli anni 70 che sarebbero stati impiegati nei campi, nell’edilizia e soprattutto nelle fabbriche della Germania dell’Ovest, in particolare la mitica Volkswagen. Un sogno italiano è il meritorio documentario di Fausto Caviglia che racconta questa storia di emigrazione, povertà, fatica ma anche orgoglio e riscatto italiano.

Un sogno italiano, attraverso le bellissime testimonianze di chi è riuscito a vincere la propria sfida dopo aver vissuto direttamente quell’esperienza di sradicamento dall’Italia o attraverso le parole dei figli e delle figlie di quei protagonisti, nonché grazie a immagini di archivio, ricostruisce e fa rivivere questa epopea umana fatta anche di razzismo subito, pregiudizi, difficoltà di ogni genere ma anche di orgoglio per avercela fatta.

Il cuore del racconto è quanto accadde a Wolksburg, la città sede del celeberrimo marchio automobilistico Volkswagen. Gli operai italiani erano inizialmente ospitati in baracche all’interno dello stabilimento, che ricordavano sinistramente quelle dei campi di concentramento, senza neanche un dottore che potesse visitarli in caso di malattia. Fu un salto qualitativo di vita il passaggio alle case popolari realizzate di fronte allo stabilimento, che facilitò il radicamento della comunità italiana e anche il ricongiungimento familiare con le mogli e i figli che potevano così raggiungere i padri in Germania. Se da una parte gli uomini ebbero le loro difficoltà a inserirsi nel mondo del lavoro tedesco, non fu più facile il percorso delle donne che si ritrovavano spesso isolate e sole. Il documentario mette bene in rilievo tutti gli aspetti di questa vicenda.

Un sogno italiano è una testimonianza storica fondamentale, un tuffo nel passato recente della nostra Storia che, però, è anche un messaggio per il presente e per quanto accade con i migranti di oggi. Un lavoro molto adatto per le scuole.

Stefano Radice

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