Totone, 18 anni, trascorre la maggior parte del tempo bevendo birra e bighellonando con il suo gruppo di amici, quando la tragica e improvvisa morte del padre, lascia lui e la sorellina di sette anni solo al mondo (della madre nulla si sa) e lo costringe a fare i conti con la realtà: deve infatti imparare a prendersi cura della sorellina e a trovare un modo per guadagnarsi da vivere. Si propone quindi – con molta inesperienza e ancor più ingenuità – di produrre il miglior formaggio Comté della regione, quello che gli farà vincere la medaglia d’oro al concorso agricolo e soprattutto i 30.000 euro in palio, con cui mandare avanti l’azienda paterna.
Tutto in un’estate! è un classico coming age, film di formazione che vinse a Cannes 2024 il Premio Giovani nella sezione Un certain regard (in francese si intitola Vingt dieux, ma il titolo internazionale era Holy Cow: letteralmente “vacca sacra”, ma il significato è più vicino all’esclamazione “porca vacca!”). Il film si sviluppa su binari prevedibili, visti mille volte: l’amicizia con pochi ma fraterni amici, l’amore per la sorella, il desiderio di fare il lavoro che faceva il padre e che comunque in qualche modo conosce (ma che non sa davvero fare), l’attrazione per una ragazza più grande che gli insegnerà molte cose, tra il letto e il pentolone del formaggio.
Courvoisier sceglie uno stile narrativo sobrio e naturale, privo di artifici e con pochi sussulti, preferendo una lentezza che lascia spazio all’atmosfera e all’umanità dei personaggi. Clément Faveau, nel ruolo di Totone, convince con un’interpretazione autentica, che alterna goffaggine e tenerezza. Abbastanza riuscita la chimica con Luna Garret, la ragazza che prima sembra prenderlo per noia ma alla lunga è sedotta dalla sua tenera goffaggine.
Se c’è un difetto evidente, è proprio la mancanza di sorprese: il racconto procede in modo lineare, in cui i colpi di scena non sono mai davvero tali (la “sclerata” quando vede la sua ragazza che lo saluta freddamente quando è in compagnia dei fratelli, le botte che si prende da loro quando si vendicano, anche la rottura con lei quando scopre che le ruba il formaggio – davvero una svolta telefonatissima – e anche la litigata con gli amici), con alcune scene di scazzi tra i vari personaggi esagitate e mal gestite; mentre al contrario nella maggior parte dei momenti la lentezza è davvero eccessiva anche in un film d’autore ma che dovrebbe anche rivolgersi, si spera, a un pubblico giovanile. E invece finisce, come sempre, a parlare solo al pubblico più anziano. Tuttavia, la sincerità del tono e l’affetto con cui la regista racconta i suoi personaggi compensano in parte questi difetti. Alla fine, Tutto in un’estate! è un’opera esile ma onesta, che parla di crescita e riscatto con dolcezza disarmante. Aspettiamo la regista a opere più mature, dal momento che il talento ce l’ha.
Antonio Autieri
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