Elio è un ragazzino unico: avendo perso entrambi i genitori, vive da solo con la zia Olga (Zoe Saldaña nella versione originale), un maggiore dell’esercito americano assegnato alle missioni spaziali, e ha un hobby singolare: farsi rapire dagli alieni. Folgorato dalla scoperta della navicella Voyager, lanciata a cercare forme di vita extraterrestri, Elio, che non sente di appartenere alla Terra e non pensa che ci sia nessuno che a lui tenga, vuole cercarsi un altro mondo in cui sentirsi a casa. Comincia quindi a trasmettere segnali radio in tutto l’universo, finché un giorno, trovandosi per caso nell’ufficio della zia, scopre che gli alieni esistono davvero e decide di rispondergli. Inizia così un viaggio spaziale, che lo porta a diventare ambasciatore del pianeta Terra presso l’organizzazione intergalattica chiamata Communiverso. Disposto a tutto per entrare a farne parte, Elio si offre volontario come mediatore di pace con un signore della guerra alieno, Grigon, ma non sa ancora cosa, e chi, incontrerà in questa sua missione.

Tutto il nuovo film della Disney, o meglio della Pixar (opera dei creatori di Inside Out 2) è una splendida sorpresa dopo alcune delusioni della ex casa di John Lasseter, sia per la trama, che per i personaggi (non solo come singoli, ma per le varie dinamiche di rapporto), che per i dialoghi, come anche per le ambientazioni. Un capolavoro in grado di far ritornare bambini anche i più duri di immaginazione: Elio risveglia una meraviglia fantastica, che trasporta lo spettatore dalla sua poltrona dentro un nuovo magnifico universo.

Nonostante il protagonista sia un ragazzino, empatizzare con lui, anche da “grandi”, è immediato e con l’andare del racconto lo si scopre sempre di più, attraverso la sua crescita. Così, come Elio, si conoscono tutti gli altri personaggi, mai ridotti a un singolo ruolo macchiettizzato, ma sempre più complessi della prima impressione (banalmente Grigon, il signore della guerra, non viene raccontato solo in qualità di quel ruolo, ma anche come padre). Lo stesso discorso si può vedere nell’evolversi delle relazioni tra i vari personaggi: davanti a un ragazzino che cerca il suo posto, a una zia che è disposta a mettersi da parte per l’amore del nipote, a un padre che rinuncia al suo orgoglio per il figlio, a un bullo che chiede scusa, guardando Elio ci si commuove nel profondo.

Ad aggiungere valore c’è che il racconto non rimane una bella favola isolata dai drammi del mondo. Elio propone un messaggio più globale: la storia, che attraverso la trama si allarga a trattare dinamiche extraterrestri, riesce a trattare anche di questioni diplomatiche internazionali (o interplanetarie, che dir si voglia) senza soluzione di continuità. Perciò anche quel solito momento in cui nei film tutto il mondo si unisce per risolvere la questione al centro della storia, non sembra messo lì giusto perché “si deve”, ma acquista un senso proprio. La pace e la casa che troviamo nel rapporto con l’altro è indissolubilmente legata a quella che troviamo nel mondo e contribuisce a costruirla.

Ultima grande sorpresa è la tecnologia 3D, che nonostante possa sembrare fastidiosa e non aggiungere nulla alla fruizione del film, in questo caso funziona molto bene, anzi contribuisce proprio a entrare in quel mondo spaziale che è così ben costruito da parer proprio abitabile.

Elio è insomma un film coinvolgente e divertente, ma non per questo sciapo, capace di prendere grandi e piccini, in un viaggio che emoziona dall’inizio alla fine.

Valentina Villa

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