La storia della vita di Simone Veil attraverso gli eventi cardine del Novecento. La sua infanzia, le sue battaglie politiche, le sue tragedie. Un ritratto intimo ed epico di una donna straordinaria che ha eminentemente sfidato e trasformato la sua epoca difendendo un messaggio umanista ancora oggi fortemente attuale.

Riuscire a condensare in un film la vita assolutamente straordinaria, nel senso di fuori dall’ordinario, di Simone Veil (Nizza 1927-Parigi 2017; da non confondere con la quasi omonima filosofa Simone Weil 1909-1943) è impresa ardua per qualsiasi regista. Simone Veil, di origine ebraica, è stata una delle sopravvissute al campo di concentramento di Auschwitz.  Tornata libera, intraprese la carriera di magistrata, divenendo nel 1970 la prima donna segretaria generale del Consiglio superiore della magistratura. Nel 1974 fu nominata ministra della Salute, diventando la seconda donna in Francia a essere nominata ministra; durante il suo incarico fece adottare la legge francese di depenalizzazione dell’aborto. Fu poi eueroparlamentare, diventando la prima persona eletta a suffragio universale a diventare presidente del Parlamento europeo nel 1979, e mantenendo tale incarico fino al 1982. Venne quindi nominata ministra di Stato, per diventare infine membro del Consiglio costituzionale dal 1998 al 2007.

Simone Veil – La donna del secolo, di Oliver Dahan (il regista raggiunse il successo nel 2007 con La vie en rose) racconta tutti gli episodi cruciali della vita di Simone Veil (cui danno il volto Rebecca Marder fino al 1967 ed Elsa Zylberstein fino al 2006), iniziando proprio dalla sua battaglia per la depenalizzazione dell’aborto. Lo spettatore segue la protagonista avanti e indietro nel tempo. Sono molte le scene dedicate a ricostruire l’infanzia di Simone, la sua famiglia; la venerazione per la madre Yvonne, l’attaccamento al fratello e alle sorelle, in particolare a Milou, morta in un incidente nel 1952. Il film sottolinea molto bene il carattere tenace di una donna che ha voluto fortemente diventare avvocato e magistrato, rischiando anche di incrinare i rapporti con l’amato marito Antoine (Mathieu Spinosi da giovane, Olivier Gourmet da adulto).

Simone Veil – La donna del secolo si sofferma in particolare sulle battaglie che la protagonista sostenne per migliorare le condizioni dei carcerati, anche dei prigionieri algerini accusati di terrorismo così come la sua sensibilità nei confronti dei malati di AIDS mentre ricopriva l’incarico di ministro della salute. Fasi importanti del film riguardano anche i suoi discorsi al Parlamento europeo e la sua fiducia nell’Europa come baluardo contro le dittature e per la pace. La parte finale del film è dedicata, quasi esclusivamente, al ricordo della detenzione nei campi di concentramento, dove morì la madre, e in particolare al racconto della “marcia della morte” cui fu sottoposta dalla SS, insieme ad altri 40mila prigionieri, per andare da un campo di prigionia all’altro.

Il film di Olivier Dahal, non è semplice da seguire; i continui salti temporali rischiano di disorientare lo spettatore e anche la lunghezza della pellicola, 140 minuti, appesantisce il racconto che, forse, data la complessa e intesa biografia di Simone Veil, non poteva essere reso diversamente. A nostro avviso, avrebbe aiutato maggiormente il film un percorso cronologico più lineare. Simone Veil – La donna del secolo, si presta molto a proiezioni con le scuole e non solo in occasione della Giornata della Memoria.

Stefano Radice

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