Mani nude è un film italiano tratto dall’omonimo romanzo di Paola Barbato ed è la seconda prova in regia di Mauro Mancini. In precedenza, Mancini aveva esordito con il film Non odiare, ricevendo un ottimo riscontro dalla critica e ottenendo 4 candidature ai Nastri d’argento e 3 ai David di Donatello. Con Mani nude Mancini continua a puntare in alto, presentando una storia cruda e viscerale dove non esistono buoni: la società, gli amici e l’umanità stessa sono corrosi dal male e l’unico modo per affrontare questo mondo è letteralmente fare a pugni: vivi o muori.
La storia segue Davide, interpretato da un fantastico Francesco Gheghi, che viene rapito da un’organizzazione guidata da Minuto (Alessandro Gassman) per combattere in incontri clandestini. La prima parte del film è molto interessante per diversi aspetti. Prima di tutto, il regista dimostra che in Italia si può fare un cinema di genere senza relegarlo per forza alla commedia. In secondo luogo, colpisce la realtà e la crudeltà con cui avvengono certi fatti. Sebbene l’incipit ci porti in un mondo difficilmente credibile, è proprio questa scelta a renderlo funzionale. Mani nude ci immerge nelle emozioni dei personaggi e nella crudeltà di un mondo che può colpirti da un momento all’altro, mostrando la falsità di una società che demonizza la violenza ma, di nascosto, la avalla. Mancini ci immerge in un mondo surreale, quasi fumettistico, dove le emozioni sono esasperate e la violenza è un linguaggio allegorico. Non cerca il realismo spicciolo, ma una verità più profonda che descrive una società ipocrita. La violenza diventa quindi la metafora di un mondo che ti prende letteralmente a pugni in faccia e dove la sola salvezza è contare su sé stessi. Dopo una prima parte convincente e, in certi aspetti, sorprendente con una regia che strizza l'occhio allo stile di Matteo Garrone, la narrazione subisce un brusco calo.La seconda parte perde infatti tutta quella violenza e quella critica sociale che aveva mostrato inizialmente. Mancini decide di cambiare tono, usando cliché e mostrando un sentimentalismo che la pellicola sembrava voler abbattere con coraggio. Sebbene il desiderio di esplorare il rapporto “padre e figlio” tra Davide e Minuto sia comprensibile, questo cambio di tono ha uno stacco troppo repentino, discostandosi dagli intenti iniziali del film. La sceneggiatura appare poco fluida: i rapporti tra i personaggi sono sviluppati troppo in fretta, alcuni momenti narrativi avrebbero meritato maggiore attenzione e gli espedienti narrativi sembrano spesso casuali e poco credibili.
Il film si conclude poi con un finale che riprende i temi e i toni iniziali con una chiusura coerente e funzionale, ma che viene inevitabilmente indebolito dalla brusca virata della parte centrale. In definitiva, Mani nude è un buonissimo film di genere, con la solida prova di un sempreverde Alessandro Gassman e la performance eccezionale di Francesco Gheghi. È un film da vedere, soprattutto per chi è convinto che il cinema italiano sia mediocre o privo di profondità. Sebbene possa attirare maggiormente un pubblico cinefilo, è importante che anche un pubblico più vasto veda pellicole di questo tipo, a maggior ragione se sono italiane.
Mattia Basile
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