Dopo la tragica scomparsa della moglie, Victor Fielding, ateo convinto, cresce da solo la figlia adolescente Angela. Miranda e Tony, profondamente credenti e di confessione battista, sono invece i genitori di Katehrine, compagna di classe e amica di Angela. Quando Angela e Katherine spariscono per ritornare dopo tre giorni manifestando comportamenti inquietanti e senza ricordare nulla di quando accaduto, le due famiglie saranno costrette a mettere da parte le differenze e unire le forze per capire cosa sta accadendo alle due ragazze.

In L’esorcista – ll credente, David Gordon Green riprende il capolavoro di William Friedkin esattamente cinquant’anni dopo l’uscita, ma il risultato è il peggior capitolo di una saga già molto altalenante di per sé. Un film che ha lo stesso problema del suo regista: si prende troppo sul serio ma si fa molta fatica a prenderlo sul serio. E pensare che per il regista americano i presupposti per realizzare finalmente qualcosa di buono c’erano tutti, con il ritorno sullo schermo di Ellen Burstyn come Chris McNeil, nonché addirittura un sorprendente (si fa per dire) cameo di Linda Blair, la Regan posseduta del film del 73.

Ma andiamo con ordine e partiamo dalla doverosa premessa che anche solo pensare di avvicinarsi al primo (e forse unico vero) Esorcista sarebbe stata una follia. Un casting oltre la perfezione, una rivoluzionaria regia dell’allora enfant terrible di Hollywood e la scrittura profonda del cattolicissimo William Peter Blatty (autore anche del romanzo), con tanto di misteriosi e inspiegabili avvenimenti che si susseguirono nel corso di tutta la fase di produzione, diedero vita a un caso unico e irripetibile nella storia del cinema. L’unico a sfiorare la gloria è stato forse solo il grande James Wan con il suo The Conjuring- L’evocazione, grazie al quale il regista malese si era dimostrato un maestro capace di giocarsela alla pari con i grandi.

La regia di Green, a differenza del suo più talentuoso collega, scompone Friedkin e lo ricompone riducendolo ai minimi termini, alternando un citazionismo ambizioso (a partire da un incipit esotico ad Haiti che ricorda molto quello dell’Esorcista friedkiniano in Iraq) che però non trova mai sbocchi, a sequenze totalmente prive di tensione che spesso rasentano il ridicolo. Diversamente da Wan infatti, che spadroneggia con la macchina da presa, il regista dell’Arkansas non sembra aver capito che la paura si produce con i movimenti di macchina e con le atmosfere, non con luci che si accendono e si spengono, o con facce spaventose che compaiono all’improvviso nel buio. E purtroppo anche la sceneggiatura (firmata dallo stesso Green) fa acqua da tutte le parti. Se Chris McNeil a Washington impiega tutto il film a decidere di sottoporre la figlia a un esorcismo (e ci mancherebbe), il buon Victor Fielding, padre della povera Angela, pur dichiarandosi ateo convinto, ci mette si e no dieci minuti per convincersi che l’esorcismo è l’unica soluzione possibile per salvare la figlia.

Stendiamo un velo pietoso, poi, sull’esorcismo finale, che nel film di Friedkin vedeva uno ieratico Max Von Sydow (!!!) e un Jason Miller in stato di grazia, e che qui viene condotto da una combriccola di improvvisatori, una vera e proprio Armata Brancaleone di monicelliana memoria. Ci sono tutti, ma proprio tutti: oltre al padre di Angela e ai genitori di Catherine presenziano al rituale – in ordine sparso – una suora mancata diventata infermiera, una sedicente sacerdotessa hoodoo, il pastore battista della famiglia di Kathrine e un vicino di casa di Victor. Insomma, manca solo l’esorcista. L’esorcista arriverà in realtà, con un’entrata degna del miglior Capitan America, in una scena che senza ombra di dubbio non è destinata a restare scolpita nella storia del cinema.

David Gordon Green, dunque, dopo il tentato omicidio del meraviglioso Halloween di John Carpenter, con una trilogia iniziata così così e terminata con un terzo capitolo da brividi (e non è un complimento), qui ci riprova con l‘Esorcista, con Universal che ha sborsato ben 400 milioni per accaparrarsi i diritti sulla saga e ha già annunciato altri due sequel. Insomma, la trilogia che forse ci meritiamo ma di cui sicuramente non abbiamo bisogno. Ad ogni modo, per ora, il risultato è del tutto simile a quello ottenuto con Halloween: l’assassinio di un classico. Ma il delitto è imperfetto, o meglio, un disastro. E adesso, in “attesa” dei prossimi capitoli, come nei migliori film di Wes Craven, dopo Carpenter e Friedkin, una domanda sorge spontanea: chi sarà la prossima vittima?

Giovanni Pesaresi

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