La professoressa Azar Nafisi, tornata a Teheran nel 1979 dopo un periodo di studi negli Stati Uniti e nel pieno della rivoluzione islamica di Khomeyni, si trova velocemente impossibilitata a insegnare letteratura occidentale e americana all’Università; per il nuovo regime quanto raccontato nei capolavori della letteratura va contro la morale e gli insegnamenti del Corano, soprattutto se insegnati a ragazze e donne. Per non rinunciare al suo sogno, Azar decide di aprire un simposio segreto a casa sua dove continuare a leggere e a far conoscere i romanzi proibiti dal regime.
Il regista israeliano Eran Riklis (Il giardino di limoni, La sposa siriana, Dancing Arabs, Il responsabile delle risorse umane), con Leggere Lolita a Teheran porta sul grande schermo il bestseller omonimo di Azar Nafisi, pubblicato nel 2003. Suddiviso in quattro parti – Il grande Gatsby, Lolita, Daisy Miller e Orgoglio e pregiudizio) – il film da una parte trasmette la passione di Azar per la letteratura e la sua missione di continuare a diffonderla tra le sue studentesse, rischiando di incappare nelle punizioni del regime, dall’altra descrive bene come il nuovo governo khomeynista, a partire dal 1979 abbia lentamente ma inesorabilmente soffocato ogni anelito e spirito di libertà della popolazione iraniana, soprattutto femminile. Azar Nafisi, con il suo simposio segreto è stata sicuramente una ribelle temibile per le guardie rivoluzionarie e così le sue studentesse, spesso a confronto con mariti ostili e violenti.
L’importanza del film – che copre un arco di tempo che va dal 1979 al 1997 quando Azar tornerà negli Usa con la famiglia – sta soprattutto nel messaggio che vuole veicolare e che è di grande attualità. Leggere Lolita a Teheran, però, risulta un po’ troppo didascalico e spesso la sceneggiatura procede un po’ rigidamente, soprattutto nei dialoghi tra Aznar (cui dà il volto la brava Golshifteh Farahani) e le sue allieve; probabilmente la preoccupazione del regista e degli autori del film è stata quella di non discostarsi troppo dalle pagine del romanzo. Il film è una coproduzione internazionale che ha visto l’Italia protagonista con Israele, tanto da essere stato girato nel nostro Paese: Premio a tutto il cast femminile alla Festa del Cinema di Roma.
Stefano Radice
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