Marianne Farrère (Isabelle Huppert) ha tutto per una vita piena di soddisfazioni: una fiorente azienda di cosmetici ereditata dal padre che l’ha resa ricchissima, un marito affettuoso e una figlia, Frédérique (Marina Foïs), con cui Marianne va d’accordo senza problemi. Non ha mai sentito parlare di preoccupazioni economiche e può permettersi qualsiasi cosa desideri. Eppure non si sente né felice né realizzata. Comincia a far capolino il peso degli anni: se non è la schiena è il mal di testa, ma Marianne è sempre tormentata da qualcosa. E si annoia. Nulla sembra più stimolarla o ispirarla; ogni giorno è uguale all’altro. Per rinnovare la sua immagine presso il pubblico, la figlia organizza un’intervista esclusiva e un servizio fotografico per una prestigiosa rivista di costume. Così Marianne incontra l’affascinante fotografo Pierre-Alain Fantin (Laurent Lafitte), la cui audacia la incuriosisce. Lui vede in lei non solo un soggetto, ma anche un’opportunità. Tra i flash della macchina fotografica, si sviluppa un’inaspettata connessione e una reciproca ammirazione (platonica, Fantin è omosessuale): Marianne è travolta dal suo carisma, mentre Pierre-Alain vede la sua carriera prendere una nuova direzione che Marianne può, coi suoi soldi, mantenere. E più ottiene da lei, più ne desidera. E quando minaccia di spingersi troppo oltre con le sue richieste di denaro, Frédérique decide che è ora di intervenire.

Liberamente ispirato allo scandalo che coinvolse Lilliane Bettencourt, ereditiera della L’Oréal e ricchissima donna d’affari, La donna più ricca del mondo rievoca una storia che dominò le prime pagine dei giornali dell’epoca e arrivò persino in tribunale.

Il regista Thierry Klifa usa di questa materia per realizzare una tipica commedia drammatica francese, che si sviluppa come un’opera teatrale in cui un cast di grandi attori si diverte visibilmente a mostrare e a esagerare gli eccessi dell’alta società: un mondo sofisticato dove l’amore cela sovente l’invidia del potere, l’avidità e il rancore. Sebbene La donna più ricca del mondo si presenti come una satira sfarzosa, il film rischia però di rimanere intrappolato nel proprio eccesso. Il regista deliberatamente accentua la derisione e l’esagerazione grottesca, ma così facendo, a volte perde l’occasione per smascherare veramente il meccanismo. Pur mostrando la vacuità che spesso si cela dietro la ricchezza, il film resta limitato alla caricatura e alla messa in scena dello spettacolo. Il risultato è una farsa divertente che, grazie al cast, brilla per stile e recitazione, ma che non si spinge oltre la superficialità che sembra detestare, quasi finisse per essere abbagliata da tanto luccicante sfarzo.

Beppe Musicco

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