Dall’omonimo romanzo di Mariapia Valediano, La vita accanto, nuovo film di Marco Tullio Giordana, segue fin dai primi momenti la vita di Rebecca, nata con una macchia che le deturpa parte del viso e che la rende diversa ed emarginata. La prima ad allontanare la povera ragazza è addirittura la madre: vittima di una taciuta malattia mentale, alterna brevissimi momenti d’affetto a crisi di nervi terrificanti che crescono la piccola nella continua ricerca dell’amore materno. Anche il resto della famiglia è in bilico: il padre amato e stimato da tutti che non riesce a stare davanti al dolore dei suoi cari, o la zia Erminia, la più affezionata a Rebecca, che nasconde i propri vizi in una vita libertina. In un clima costantemente ostile la giovane protagonista cresce amando solo una cosa: il pianoforte; sembra questa l’unica via d’uscita, ma una tragedia improvvisa riporterà a galla segreti che sarebbero dovuti rimanere nel buio … 

La vita accanto è tratto da un romanzo valido e interessante, da cui però è stato estrapolato poco. La trama scorre tra picchi d’interesse lasciati poi cadere nel nulla e personaggi inizialmente ben caratterizzati, che non riescono mai a fare un passo in più e ad approfondire la propria personalità. Nel libro le questioni di fondo erano ben più radicate e proprio per questo funzionanti: la stessa Rebecca, ad esempio, è descritta come una bambina e poi come una donna brutta, molto brutta, quasi inguardabile, cosa che nel film è stata sacrificata a favore di un bel faccino su cui è stata grossolanamente dipinta una macchia rosa. Viene così da chiedersi per tutto il tempo come mai si creino tanti problemi per quella che è una bellissima ragazza con un piccolo difetto. 

Allo stesso modo molte delle reazioni, dovute a una recitazione non sempre eccellente, risultano fuori luogo o incomprensibili, lasciando un velo di inverosimiglianza su tutta la vicenda, per cui è veramente difficile immedesimarsi in una storia altrimenti emotiva e interessante. Si distingue forse Valentina Bellè, che offre un’interpretazione convincente nei panni della madre di Rebecca suscitando una continua tensione, che finisce purtroppo per essere completamente sbilanciata rispetto alle parti più stereotipate dei pur bravi Paolo Pierobon e Sonia Bergamasco (nei panni del padre e della zia), mentre convincono Sara Ciocca e Beatrice Barison – davvero pianista di professione – che interpretano rispettivamente Rebecca preadolescente e ragazza. 

L’opera di Giordana rimane piuttosto anonima, lasciando in superficie una molteplicità di sfumature che si sarebbero potute affrontare in maniera più approfondita. Tanto varrebbe leggere il romanzo da cui il film è tratto, piuttosto che guardarne una piccola parte sul grande schermo.  Il film è stato presentato al Locarno Film festival.

Maddalena Villa

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