Anni dopo la tragica morte del figlio, annegato nel giorno del suo compleanno durante un’uscita di pesca, Joao (Jean Reno) vive una quotidianità segnata dal silenzio e dall’apatia sulla costa brasiliana. È qui che il destino decide di intervenire in modo inatteso: sulla spiaggia, l’uomo trova un pinguino ferito e ricoperto di petrolio. Joao lo soccorre, lo cura e lo accoglie in casa, dando inizio a un legame destinato a cambiare per sempre la sua vita.

L’animale, una volta guarito, non se ne va. Inizia invece a seguire Joao ovunque, viene scoperto dalla moglie Maria (interpretata dall’attrice messicana Adriana Barraza) e diventa presto una presenza familiare anche per i pescatori del villaggio, che lo soprannominano affettuosamente DimDim. Tra l’uomo e il pinguino nasce un’amicizia profonda e spontanea, capace di restituire a Joao una parvenza di serenità dopo anni di dolore.

Ma la natura segue le sue leggi. Un giorno DimDim scompare, tornando nella Terra del Fuoco lungo le rotte della migrazione. Qui viene intercettato da un gruppo di studiosi che, colpiti dal suo comportamento atipico, lo osservano e lo documentano prima di rimetterlo in libertà. Intanto, Joao ricade nella solitudine, come se quella breve parentesi di felicità non fosse mai esistita.

L’anno successivo, però, DimDim fa ritorno. Diventa il beniamino della comunità e in poco tempo anche un fenomeno virale. I biologi riconoscono in lui il pinguino già studiato e propongono di portarlo all’università per analizzarne più da vicino l’insolito rapporto con l’uomo. Una scelta che rischia di spezzare definitivamente il legame tra Joao e il suo amico.

Basato su una storia vera, Il mio amico pinguino si distacca decisamente dal genere canonico dei film d’avventura con gli animali – film come Free Willy o Belle e Sebastien. Il film si concentra più sul valore terapeutico del rapporto tra l’uomo e animale: Joao non trova un succedaneo del figlio, grazie alla moglie Maria che lo aiuta ad evitare di trasformare DimDim in un feticcio, ma percepisce la misteriosa presenza come un dono inatteso che gli restituisce la capacità di stupirsi e di accogliere la vita, nonostante le ferite.

Il film diretto dal regista brasiliano David Schurmann ha il suo punto di forza nella genuinità del rapporto di amicizia tra Joao e DimDim e nel raccontarci una bella storia, senza scadere nella lezioncina sull’ecologia. Ne consegue un prodotto equilibrato e gradevole, certo non un capolavoro, ma sicuramente una pellicola pregna di buoni sentimenti e di stupore, in grado di intrattenere grandi e piccini.

Luca Cova

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