Aveva 53 anni Giuseppe Taliercio, direttore dello stabilimento petrolchimico Montedison di Porto Marghera, quando il 20 maggio 1981 venne rapito da un commando delle Brigate Rosse e ucciso dopo 46 giorni di prigionia. Giuseppe Taliercio – Il delitto perduto, diretto da Mario Chiavalin, riporta alla memoria uno dei crimini brigatisti che con il passare dei decenni si rischiava di dimenticare. Il valore del film, realizzato dalla piccola casa di produzione App Movie e portato al cinema in pochissime sale, ha proprio il valore del ricordo e della testimonianza.
I 46 drammatici giorni di prigionia vengono raccontati con continui flashback che aprono squarci sulla famiglia di Taliercio che era molto legato alla moglie Gabriella e ai cinque figli, uniti anche da una forte fede. Un punto centrale del racconto è anche il confronto tra il prigioniero e il suo carceriere Emilio, in realtà il brigatista Antonio Savasta (uno dei principali pentiti del movimento terrorista), che ammetterà durante il processo di essere rimasto molto colpito dalla statura morale di Taliercio. Regista e sceneggiatori hanno cercato di ricostruire con precisione quelle settimane, compresi i maltrattamenti fisici che subì il prigioniero, come rivelò l’autopsia e anche le tensioni all’interno della cellula brigatista che gestì il sequestro in un casolare di Tarcento (UD).
Ne emerge un film onesto, magari un po’ troppo schematico e “semplice”, anche per la disponibilità di un budget non elevatissimo, ma il cui valore risiede proprio nel non farci dimenticare una delle pagine più drammatiche della storia italiana. Nei panni di Giuseppe Taliercio troviamo Michele Franco mentre Lorenzo Antolini dà il volto ad Antonio Savasta e Manuela Metri a Gabriella Magnani. Consigliato anche per le scuole.
Stefano Radice
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