Ispirata ad un famoso caso di cronaca newyorkese mai risolto (la sparizione della moglie del miliardario Robert Durst, poi coinvolto in un altro caso di omicidio), la pellicola di Andrew Jarecky è più lo studio di una personalità profondamente turbata che un thriller, come invece si presenta. È un elemento che si dovrebbe tenere presente, quando verso i tre quarti del film il vero e proprio “mistero” non apparirà più come tale.,Il protagonista David Marks, figlio infelice di una famiglia ricca con tanti scheletri nell’armadio, è un personaggio che ispira nello stesso tempo una profonda inquietudine (parla da solo, ha abitudini allarmanti in fatto di vestiario ma non solo) e un’inevitabile compassione. È forse questa, prima ancora che il suo fascino o la sua ricchezza, come suggerisce suo padre, ad attirare (e poi far restare al suo fianco) Katie McCormack, una ragazza semplice e generosa, che vede in lui tutto il buono e si dimostra sfortunatamente cieca di fronte ai suoi tanti lati oscuri.,Un’oscurità che ha a che fare con gli affari di famiglia (i Marks hanno proprietà immobiliari in zona Time Square, che all’epoca, più che musical e negozi alla moda, significava sale da gioco, locali per spogliarelli e altri traffici equivoci), ma anche con un passato doloroso e mai rimosso, il suicidio della madre cui il padre lo ha “costretto” ad essere testimone. Il senso di questo tragico momento verrà rivelato solo molto avanti nella pellicola e, come il resto della storia, sarà una rivelazione niente affatto catartica.,David vive nell’odio dei suoi ma anche di se stesso e l’amore di Katie non sembra in grado di scalfire questo muro di dolore e di solitudine. È solo questione di tempo perché le crepe vengano fuori. L’aborto a cui costringe la moglie (lasciandola sola in clinica a causa di una emergenza “polizia” sui luoghi delle abituali riscossioni), tuttavia, è un evento che mina definitivamente il loro rapporto ponendo le basi di una tragedia che, per ragioni di verità processuale (Durst è stato sospettato dell’omicidio della moglie ma non condannato), nella pellicola resta in parte solo ipotizzata.,Il film gioca con abilità sull’alternarsi del racconto in diretta degli aventi, l’interpretazione (evidentemente non affidabile) che lo stesso David ne dà sotto interrogatorio, e l’ipotesi (fantasiosa ma non troppo) su come le cose possano essere realmente andate, giocando sulle aspettative del pubblico e frustrandole sistematicamente. ,Un gioco che proprio per questo resta soprattutto intellettuale e che lascia inevitabilmente turbati ma in definitiva un po’ freddi: Katie è una vittima predestinata e fino ad un certo punto consenziente (come del resto molte altre vittime di violenza) ma si ha la sensazione che non sia suo il destino che sta a cuore al regista e agli sceneggiatori. E, specie nel finale, il film si perde dietro alle follie sempre più eccentriche di David.,Come il corpo di Katie mai trovato, la mente di David (smarrita inevitabilmente, genialmente perfida) resterà sepolta chissà dove (nella realtà il personaggio a cui è ispirato è andato assolto, la dinamica dei fatti mai ricostruita) e non è chiaro a chi debba importare e chi se ne debba dolere. ,Laura Cotta Ramosino