In Backrooms siamo nel 1990, in una cittadina anonima della Silicon Valley. Clark, architetto che si ritrova a vendere mobili, è in terapia dopo essere stato lasciato dalla moglie. La sua analista Mary – cresciuta da una madre psicotica – cerca di portarlo a scoprire le cause dei suoi fallimenti. Impresa non facile. Clark, inoltre, è un uomo solo che vive nel suo negozio di mobili. Una notte, per risolvere un problema all’impianto elettrico, scopre una porta che non aveva mai visto. La oltrepassa e si ritrova in un universo parallelo fatto di stanze, cunicoli, botole, rumori sinistri. Pur terrorizzato, non può fare a meno ogni notte di esplorare quegli spazi, coinvolgendo i suoi due collaboratori. Anche Mary si ritroverà a oltrepassare la stessa porta…
Backrooms è lo sviluppo cinematografico di un fenomeno virale su youtube da oltre 20 milioni di visualizzazioni, ideato dall’adolescente Kane Parson nel 2022 e intitolato Backrooms (Found Footage). Un tale successo non poteva lasciare indifferente Hollywood, tanto che l’ormai mini major A24 ha affidato allo stesso Parson, ormai ventenne, la trasposizione cinematografica della sua intuizione per il web. Backrooms, come si può immaginare, porta lo spettatore dall’inizio alla fine in un’atmosfera tra il thriller e l’horror di natura psicanalitica. Ci si interroga su cosa rappresenti questo mondo parallelo che Clark scopre: il vuoto esistenziale? L’angoscia quotidiana? Il nostro inconscio? Probabilmente sono corrette tutte le interpretazioni. Clark (cui dà il volto Chiwetel Ejiofor) e Mary (la bravissima Renate Reinsve, vista di recente in Sentimental Value), finché rimangono al primo livello, hanno comunque la possibilità di uscirne facilmente e tornare nel mondo reale. Man mano, però, che scendono di scala in scala e di piano in piano, gli spazi che li circondano diventano sempre più claustrofobici; la strada per uscire si perde e le stanze sono popolate da figure violente e sempre più inquietanti. Sono le nostre paure? Sono il nostro inconscio più recondito che prende il sopravvento?
Il film rimane molto affascinante in questa prima parte e nelle premesse del suo racconto. Però, a nostro avviso, nella seconda parte qualcosa si inceppa. Non si capisce più se siamo nella mente di Clark, piuttosto che in quella di Mary o forse di nessuno dei due. Compare anche un personaggio strano, che sembra tenere tutti sotto controllo; si chiama Phil (Mark Duplass), aveva una ditta di macchine per la risonanza magnetica ma si è trovato anche lui prigioniero di questo mondo parallelo che sta studiando per cercare di capire se sia possibile uscirne. Backrooms lascia molti interrogativi aperti, forse per scelta o forse perché un conto è produrre un video virale per i social, un altro è passare alla più complessa forma del lungometraggio. Pur con i suoi limiti – il film lascia allo spettatore un senso di incompiutezza – Backrooms è un lavoro intrigante che ha nelle scenografie e nelle descrizioni degli spazi uno dei suoi punti di forza e che porterà, facilmente, a un sequel.
Stefano Radice
Clicca qui per rimanere aggiornato sulle nuove uscite al cinema
Clicca qui per iscriverti alla newsletter di Sentieri del cinema
Clicca qui per iscriverti al nostro canale Youtube