Halina Reijn, attrice e regista olandese arriva per la prima volta sul grande schermo con Babygirl, dopo i progetti Instinct (2019) e Bodies Bodies Bodies (2022), che ha però raggiunto solo le piattaforma streaming. In questo nuovo film l’amministratrice delegata Romy (Nicole Kidman), donna di successo e apparentemente in grado gestire ogni aspetto della sua vita, perde il controllo quando il giovane ed intrigante stagista Samuel (Harris Dickinson) arriva nel suo ufficio, quasi immediatamente seducendola con il suo atteggiamento dominatore. Insoddisfatta della relazione sessuale col marito Jacob (Antonio Banderas), Romy intraprende dunque una relazione clandestina col ragazzo, molto più giovane di lei, che sfocia al di fuori del solo atto sessuale: Samuel la controlla in ogni momento, dicendole cosa fare e atteggiandosi a suo “padrone”, risvegliando desideri nascosti nella donna che scivola sempre più in questo rapporto complesso. 

Il film è inserito nel genere thriller erotico, ma di erotico c’è in realtà molto poco. Quella che dovrebbe essere una relazione morbosa, se non sana quanto meno intrigante, è in realtà una successione di scene al limite del ridicolo, in cui i personaggi stessi non sembrano convinti di quello che stanno facendo. La relazione tra Romy e Samuel dovrebbe essere basata su un sesso pericoloso che oltrepassa i confini e va a toccare le perversioni nascoste della donna, ma spesso e volentieri l’effetto è quello di una parodia di Cinquanta sfumature di grigio. Se l’intento era quello di creare erotismo, quanto meno che questa passione sfrenata si veda. Se il pubblico deve essere intrigato e scioccato, che lo sia. Il tutto risulta essere una timidissima provocazione che non ha nemmeno il coraggio di esplorare a pieno il suo stesso tema. 

Babygirl è stato spesso presentato come un manifesto in favore della libertà della donna matura che esprime legittimamente le sue perversioni. La protagonista stessa però, una Nicole Kidman mortificata e al limite della chirurgia plastica, viene sottoposta a una serie di umiliazioni (e non parlo delle scene sessuali) e talmente ridicolizzata, che di libertà c’è ben poco. Più che altro, l’immagine che rimane è quella di una donna patetica. Anche perché la storia parallela è quella di una famiglia che la ama: un Antonio Banderas che alla fine è paradossalmente il personaggio più femminista del film e una magnetica Esther Rose McGregor, nel ruolo della figlia di Romy, che nonostante la giovane età e il ruolo marginale attira l’attenzione molto più della Kidman. 

Quelle poche scene che dovrebbero far ridere sono effettivamente divertenti e forse lo spettatore potrebbe rimanere attaccato alla storia per il gusto di sapere come finisce, ma è una magra consolazione. Per quanto sicuramente meno celebre e ambizioso, il recente Bodies Bodies Bodies, una simpatica dark comedy, è paradossalmente più autentico e coinvolgente di quest’ultima pellicola di Reijn, dimostrando che a volte non servono grandi attori e grandi battaglie per far sì che qualcosa funzioni. In sostanza, il film non raggiunge il suo scopo e abusa di un’attrice come Nicole Kidman, che meriterebbe molto di più.

Maddalena Villa 

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