Elisabeth Sparkle, attrice vincitrice di un Oscar con tanto di stella sulla Walk of Fame e conduttrice di un fortunato programma tv di ginnastica aerobica, è ancora sulla cresta dell’onda grazie alla sua bellezza e un fisico perfetto per i suoi 50 anni. Ma al compimento del fatidico compleanno, il produttore del programma la licenzia essendo in cerca di “carne fresca”. Umiliata e depressa, Elizabeth coglie al balzo l’occasione di sperimentare una sostanza illegale che promette di farla ringiovanire. In effetti la promessa è di offrirle una versione migliore di lei: un’alter ego ventenne, cui dare il cambio ogni settimana (mentre il suo corpo va in “letargo”). Ma una volta inoculato il siero, sia lei che la sua seducente alter ego – che si fa chiamare Sue e ottiene la conduzione del suo programma – devono seguire alla lettera ogni indicazione senza alcuna eccezione. Altrimenti quell’occasione meravigliosa può diventare un incubo.

The Substance è un film che, almeno sulla carta, promette di essere una critica acuta e feroce alla società dello spettacolo, all’ossessione per l’immagine e allo sfruttamento della bellezza femminile. E la prima mezz’ora in effetti è ricca di idee e di spunti interessanti, ben veicolati dalla regia accattivante della francese Coralie Fargeat, alla sua opera seconda dopo il violento Revenge, grazie anche alle prove convincenti delle due protagoniste Demi Moore e Margaret Qualley. Fin dai primi minuti ci sono però alcuni indizi disturbanti o repulsivi (come i primi piani sulla bocca del produttore Dennis Quaid mentre mangia) che potrebbero essere giustificati dal tono grottesco adottato. Ma man mano che la storia procede, The Substance rapidamente degenera in una pura provocazione fine a sé stessa, verso una deriva violenta (il culmine è la scena del pestaggio tra le due protagoniste, che improvvisamente si trovano “per errore” faccia a faccia), per arrivare alla svolta horror e splatter della parte finale, con dettagli macabri e sanguinolenti che rasentano il ridicolo. Non solo queste scelte tolgono credibilità alla storia, ma banalizzano e svuotano di significato i temi centrali del film, trasformandoli in un pretesto per scioccare il pubblico.

Certamente The Substance solleva questioni importanti – il rifiuto delle donne che invecchiano, il culto delle celebrità usa e getta, il sacrificio dell’identità sull’altare dell’apparenza – ma lo fa con un approccio che privilegia lo choc e la repulsione rispetto alla sostanza (il che è ironico, considerando il titolo). Il risultato finale è un’opera che finisce per perdersi in un’escalation di immagini repulsive e gratuite che soffocano ogni possibilità di riflessione autentica.  Quella che poteva essere una metafora potente della competizione a tutti i costi e della mercificazione del corpo femminile, si riduce a un’esibizione cruda e, a tratti, compiaciuta di brutalità.

Pur volendo mettere in discussione i meccanismi dell’industria dell’intrattenimento che promettono bellezza e felicità e trattano con violenza i suoi protagonisti, alla fine The Substance finisce per indulgere negli stessi meccanismi che vorrebbe criticare. Il successo del film si può spiegare con i favori che il genere horror contemporaneo – qui mescolato con una storia da fantascienza “al presente”, o con il neo genere distopico – anche nel sottogenere splatter ottengono in strati di pubblico sempre più ampi.

Se quindi i fan dell’horror e chi ha lo stomaco (e la pazienza) per un’esperienza visiva eccessiva lo possono anche apprezzare, per tutti gli altri, per chi crede ancora che il saper scegliere cosa far vedere sullo schermo sia questione morale ben più importante delle capacità tecniche, il caldo consiglio è di lasciar perdere.

Candidato a 5 premi Oscar, tra cui miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura (premiata anche al Festival di Cannes 2024) e miglior attrice (Demi Moore).

Antonio Autieri

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