Dopo aver scoperto l’identità del padre biologico italiano, Leo (Juli Grabenhenrich), adolescente tedesca molto intraprendente e molto sola, sale sul primo treno per la Romagna e si mette sulle sue tracce. Una volta raggiunta la riviera la protagonista incontra Paolo (Luca Marinelli), quarantenne surfista, alle prese con un’altra figlia e un’altra famiglia con la quale sta cercando di impegnarsi a ricostruire un legame. Stupito e a disagio, Paolo cerca di gestire la situazione in modo maldestro, facendo più male che bene e risultando a tratti quasi offensivo. Leo d’altronde è smarrita, la madre in Germania è assente tanto quanto il padre che non ha mai visto e da lui cerca delle risposte. Prova anche ad intervistarlo, ma non funziona: Paolo è più immaturo di lei e la sue la sua vita è un groviglio che lui stesso fa fatica a gestire. Mentre si trova nello stabilimento in cui vive Paolo, Leo conosce Edoardo (Arturo Gabriellini) suo coetaneo che sembra avere anche lui problemi col padre, con cui instaura subito un rapporto di complicità che diventerà una sincera amicizia.
Esordio dell’attrice tedesca Alissa Jung (moglie di Marinelli peraltro) alla regia, che conduce un film esclusivamente narrativo, molto scabro dal punto di vista registico e forse anche per questo abbastanza efficace. Notevole è la rappresentazione dell’ambiente naturale: la riviera del Delta del Po in tardo inverno, fredda, spoglia e malinconica, riflette alla perfezione il gelo emotivo di una storia fatta di distanze più che di incontri. Paolo gestisce l’incontro con la figlia come un “problema da risolvere” in fretta e con discrezione, per non arrivare a compromettere il fragile equilibrio che sta cercando di costruire con la nuova famiglia. D’altro canto la pellicola risulta lenta, a volte troppo, le inquadrature fisse condite con lunghi silenzi alla fine stancano e anche le location del film risultano poche e poco valorizzate, la regista avrebbe potuto introdurre una maggiore varietà di ambientazioni e situazioni per rendere il film più dinamico
Esordiente e convincente è anche la giovanissima protagonista, molto nordica nel suo appeal (ricorda una giovanissima Lene Marlin di fine anni ’90) è il personaggio più convincente di tutto il film e riesce a trasmettere con efficacia il disagio e il dolore per questo incontro tanto atteso, ma che non si svolge assolutamente come avrebbe voluto. Leo risulta un personaggio solido. Determinata, ironica e saccente, la giovane attrice è brava a rendere lo scoramento e il profondo dolore che la accompagnano in questa sua visita.
Marinelli, come sempre magnetico ed espressivo, interpreta invece un adulto irrisolto, spiantato, perennemente in fuga dalle proprie responsabilità e, più ancora, dalla sua stessa maturità emotiva. Biologicamente adulto, ma psicologicamente incompiuto, emerge in tutta la sua inadeguatezza attraverso reazioni impulsive e uscite inconsapevoli e crudeli. Non mancano tuttavia momenti di profonda tenerezza, come quando Paolo e Leo scoprono di avere la stessa camminata o che entrambi starnutiscono quando mangiano il cioccolato, ma questi episodi sembrano solo sottolineare ancora di più l’abissale distanza tra i due.
L’opera prima di Alissa Jung è un film sicuramente imperfetto ma che ha una sua genuina e disperata forza che trova nei suoi silenzi e nella sua malinconia invernale tanto i suoi limiti quanto il suo fascino. Pur con qualche lentezza e una messa in scena che avrebbe potuto osare di più, riesce a raccontare con delicatezza e onestà il drammatico incontro tra una figlia abbandonata e un padre e adulto incompiuto cui non solo è mancato il coraggio di accoglierla un tempo, ma di guardarla negli occhi poi.
Luca Cova
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