Luce è ambientato in una città dell’Irpinia. Durante una festa di famiglia, una ragazza vede l’utilizzo di un drone e le viene in mente di poterlo utilizzare per provare a mettersi in contatto con il padre in carcere. Il tentativo sembra riuscire quando la giovane, operaia in una conceria, inizia a ricevere telefonate da un uomo…

I documentaristi Silvia Luzi e Luca Bellino, dopo Cratere nel 2017, con Luce sono al secondo lungometraggio di finzione. Al centro del racconto c’è il personaggio di questa ragazza, magistralmente impersonata da Marianna Fontana (da candidatura ai David) che vive sola, con un gatto, nel frastuono alienante della conceria di pelli in cui lavora, attorniata da colleghe spesso nervose e rissose. Psicologicamente è divorata da un vuoto, quello della mancanza del padre ed è per questo che escogita, con un amico, l’idea di inviare un drone con un cellulare in un carcere, dove si troverebbe il padre. Ma sarà vero? Oppure è solo immaginazione? Sta di fatto che, quando la giovane inizia a ricevere telefonate da un uomo che si spaccia per il padre, o che lei crede di essere tale (la voce è quella di Tommaso Ragno), tra i due nasce un rapporto sempre più profondo, perché entrambi così provano a colmare il loro vuoto; si aiutano e si sostengono. Le telefonate a volte sono tese, altre volte sono dolci; in alcuni casi si parla di vita reale, in altre di fughe su isole lontane.  Ai due registi interessa muoversi nel confine ambiguo tra vero e falso e non sciolgono il dubbio allo spettatore.

Luce – che a dispetto del titolo è un film cupo e notturno – è poi anche un atto di accusa al lavoro sfruttato e alienante di cui ci si dimentica troppo spesso. Stilisticamente Silvia Luzi e Luca Bellino scelgono per tutta la durata del film di riprendere i protagonisti esclusivamente in primo piano (a parte una scena), e questa scelta risulta molto incombente, quasi opprimente per lo spettatore. Si respira un’atmosfera angosciante dalla quale si vorrebbe scappare, come prova a fare la protagonista. Presentato al Locarno Film festival.

Stefano Radice

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