Il cinema tedesco negli ultimi anni sta inanellando un successo internazionale dopo l’altro, che lo riporta su livelli da tempo dimenticati. Sia sul versante drammatico, legato alla tragica lunga stagione nazista (“Rosenstrasse”, “La caduta”, “La Rosa Bianca – Sophie Scholl”) o all’attualità (“La sposa turca”) che su quello di commedia (“Goodbye, Lenin”, ora questo “Zucker!”), dalla Germania arrivano nel resto d’Europa film notevoli per scrittura e interpretazione, e a volte anche ottime regie.,In questo caso, in realtà, non siamo dalle parti del capolavoro, e nemmeno di un bellissimo film come il semplice e geniale al tempo stesso “Goodbye, Lenin” (che riusciva a divertire e a toccare anche le corde della commozione). Però non c’è dubbio sulla qualità complessiva della pellicola.,Jackie Zucker è un tedesco della ex Ddr, un tempo brillante giornalista sportivo che ora ha perso prestigio, soldi, ruolo sociale. Campione del biliardo, vive il gioco come una malattia; anche per riprendersi parte delle fortune perse al tavolo verde. I debiti lo rendono in balia di creditori e tribunale. Così, quando all’improvviso muore l’anziana madre in Israele, che non vedeva da anni, Zucker dovrà fingersi un ebreo devoto e perfettamente riconciliato con il fratello scrupoloso (da cui si era separato da tempo) pena il perdere l’eredità materna, a vantaggio della comunità ebraica…,Come si può immaginare, equivoci a non finire, ritmo e ironia bonaria sugli stereotipi dell’ebraismo la fanno da padroni. Una galleria di figurine divertenti ma anche fin troppo sopra le righe (la moglie non ebrea, che ha lasciato Zucker ma torna con lui per l’eredità e si impegna anche più del consorte; il figlio imbranato; la figlia del fratello spregiudicata; l’altro figlio rabbino, con un passato segreto; la figlia di Zucker che ha ormai cambiato sponda, dopo aver avuto una figlia…) che vede ottimi attori – il protagonista, la moglie – e qualche buon comprimario. In una commedia con qualche momento grossolano e facile, ma comunque che ha nella scrittura e nella vivacità i suoi punti di forza. ,Antonio Autieri