Timido e sregolato, fragile e aggressivo. Si muove tra gli estremi l’Yves Saint Laurent disegnato dalla regia di Jalil Lespert e incarnato con totale immedesimazione da Pierre Niney. Il giovane attore, che in Italia si è visto in ruoli minori (in Emotivi anonimi e, in una piccola ma suggestiva parte, in Le nevi del Kilimangiaro) e da protagonista solo nella commedia 20 anni di meno, mentre in Francia è già famosissimo (e si fregia del titolo di membro della Comédie Française), riproduce con impressionante autenticità la fisicità dello stilista, ne trasmette gli umori imprevedibili e il talento sull’arco di vent’anni. Un affresco che racconta un’intera epoca attraverso gli abiti disegnati da Saint Laurent, le sue modelle, i suoi amici, le feste e i viaggi, in un susseguirsi di immagini e colori che esplorano il mondo dell’alta moda attraverso una delle sue figure più iconiche. Un film celebrativo, che però non nasconde le ombre del suo oggetto.,Yves Mathieu Saint Laurent, proveniente da una famiglia di francesi residenti in Algeria, è un giovanissimo e geniale creatore che conosciamo quando è già il primo assistente di Christian Dior, a cui viene chiamato a succedere alla morte del maestro. Un giovane timido che getta occhiate languide ai coetanei senza però fare il primo passo e nel frattempo si gode le simpatie delle bellissime modelle per cui disegna. È in questo momento decisivo che avviene l’incontro di una vita, quello con Pierre Bergé, che di Saint Laurant sarà il partner (sentimentale e professionale) di una vita. Due personalità opposte che però furono, anche dopo la fine della loro storia sentimentale, proprio per questo complementari per decenni. Il loro sodalizio, frutto di un “colpo di fulmine”, si cementa in un momento di particolare difficoltà per Yves che, di fronte alla chiamata alle armi (per la guerra in Algeria), subisce un crollo psicologico inaspettato da cui sarà proprio Pierre, con la sua determinazione e intraprendenza (fa causa alla maison Dior che ha licenziato Yves e vince), a farlo uscire. Nasce così la casa di moda di Saint Laurent, destinata a lasciare un segno indelebile nell’alta moda, prima con la “purezza” e il rigore dello stile e poi con la trasgressione: memorabile la collezione Liberation, con le prime donne in abiti maschili e una confusione di identità e genere che spiazzarono (e conquistarono) la Francia e il mondo. Ma l’ispirazione di Yves (legata a numerose muse, che il film racconta in successione attraverso i volti di attrici bellissime: Charlotte Le Bon, Laura Smet, Marie De Villepin) è per lui anche una forma di dipendenza e schiavitù. E così vediamo che, sotto gli occhi impotenti di Pierre, il geniale stilista rischia di perdersi in un turbine di trasgressione, droghe e piaceri che non bastavano a placare un’inquietudine che rasentava la malattia. Un’inquietudine che la pellicola sfiora senza volerla o poterla spiegare, ma vivendola attraverso gli occhi impotenti di Pierre, disposto a pagare per mettere al sicuro Yves.,Il regista Jalil Lespert tratta la vicenda di Yves e Pierre come una storia d’amore tout court (con tanto di esibite scene di intimità, tra i due protagonisti e i loro amanti), evitando però abilmente di farne una bandiera omosessuale, tanto che per certi versi sembra quasi strana la “normalità” con cui Yves e i suoi amici vivono questo come gli altri aspetti più scandalosi della loro esistenza. Lespert decide di costruire un biopic che vuole da una parte seguire i codici di questo genere – e da qui la ricerca di una fedeltà estrema anche alla fisicità dei personaggi – e dall’altra, però, indagare le pieghe di un rapporto tra persone molto diverse che si fonde con un discorso sulla creazione e l’ispirazione. Il punto di vista è quello di Pierre, l’uomo forte che per Yves fu una sorta di pigmalione: un uomo anche dispotico, a volte senza scrupoli (come quando “seduce” la modella-amica di Yves per spezzare il legame tra i due), tiranno all’occorrenza, garanzia di un equilibrio esistenziale difficile da mantenere in un mondo di eccessi e follie come quello che il film descrive. Un personaggio che fa da contraltare a un artista timido, fragile, talvolta capriccioso (anche nei suoi tradimenti e nei suoi vizi, da cui Pierre cerca invano di tenerlo lontano), ma sempre geniale. Il film, che ha goduto di un sostegno totale da parte della fondazione Bergé-Saint Laurent, esibisce la sua ricchezza utilizzando abiti, disegni e location direttamente legate allo stilista, assicurando al progetto un look unico e un senso di autenticità indiscutibili. ,Luisa Cotta Ramosino,