Horror notevole e, a tratti, spiazzante. Non dice nulla di nuovo come spesso capita nell'horror degli ultimi anni ma ha dalla sua una buona regia che gioca al gatto con il topo con lo spettatore disseminando indizi veri e falsi, gestendo con sapienza i colpi di scena e giocando bene con le caratterizzazioni diverse dei protagonisti. Certo, la regia di Adam Wingard – una carriera alle spalle fatta di numerosi cortometraggi del terrore – esagera nella violenza cruda assai e in più di un momento insostenibile. Il taglio di buona parte del film è assai realistico: una famiglia si riunisce per una cena insieme. Ci sono i due genitori e poi quattro fratelli accompagnati dalle rispettive consorti o fidanzati. Il tempo di un breve, classico litigio interfamiliare che cadono già le prime vittime. Fuori, nel buio, si aggira un killer armato di balestra e pronto, a quanto pare, a massacrare tutta la bella famiglia. Wingard dimostra di conoscere bene la storia del genere: l'incipit selvaggio e spietato sembra venire fuori da tanti slasher degli anni 70, De Palma incluso, citato a più riprese ma è tutto You're Next ad essere un omaggio a un vecchio modo di fare cinema della paura. La costruzione della suspense attraverso i meccanismi classici dei rumori e degli ambienti, il senso di claustrofobia che attraversa tutta la vicenda, la stessa centralità di una casa degli orrori, elemento chiave dell'horror degli anni 70 e 80. E anche una colonna sonora di grande suggestione che carica di inquietudini ancora maggiori la storia e che, anche in questo caso, è omaggio evidente ai capolavori degli anni 70. A un certo punto, dopo l'ennesimo colpo di scena, fa pure capolino la celebre scena dell'ascia di Shining. Ben confezionato, dotato di un gran ritmo che lo distanzia decisamente dalla maggior parte degli horror contemporanei, il film di Wingard ha qualche piccola caduta trascurabile in una sceneggiatura non sempre verosimile ma ha dalla sua un'interprete grande e tostissima come Sharni Vinson che con efficacia e senso dell'azione occupa la scena per gran parte del film e una regia capace di utilizzare senza soluzione di continuità registri e toni diversi: dallo slasher puro e crudissimo alla deriva splatter delle ultime sequenze a un certo umorismo nerissimo che pare uscito da La casa di Raimi. L'unico appunto pesante: un uso della violenza che ci pare in tante sequenze non motivato, ma anzi gratuito e quasi ossessivo. Certo, le regole del genere impongono una certa crudezza e la strada del realismo imboccata da Wingard rende alcune scene davvero indigeste, ma è anche vero che in tanti momenti (l'incipit, il finale cruentissimo) la macchina da presa si sofferma, senza scrupoli, su ogni singolo brano di pelle martoriata seguendo in ciò la moda di Saw e Hostel piuttosto che quella, cruenta ma in modo molto meno diretta, dei tanti classici degli anni 70.,Simone Fortunato