Il violoncellista sino-americano Yo-Yo Ma, oltre ad essere famoso per la sua bravura come esecutore (è anche stato un bambino prodigio, suonò a 7 anni alla Casa Bianca davanti a John e Jacqueline Kennedy), è noto a tutti gli appassionati per il coinvolgimento che lo porta ben oltre le note scritte sullo spartito. Il documentario del regista Morgan Neville va a fondo di ciò, mostrando come dal semplice piacere di suonare o ascoltare musica si possa passare a un dialogo che investe differenti storie di popoli e culture.

Passati i 60 anni, nel 2000 Ma ha radunato per alcuni workshop musicisti provenienti da tutto il mondo, chiamando questa esperienza Silk Road Ensemble, ovvero “l’ensemble della via della seta” e celebrando i tratti musicali di culture differenti anche attraverso l’esecuzione con strumenti musicali provenienti da differenti tradizioni. Superare le barriere culturali e politiche è uno degli scopi di Ma e del suo ensemble, che attraverso la contaminazione e il confronto riescono a coinvolgere nelle loro performance anche artisti del balletto o della pittura.

Anche se immersi totalmente nel mondo della musica, gli esecutori dell’ensemble non dimenticano neppure per un momento com’è la loro situazione nel mondo. Il regista lo evidenzia attraverso il racconto della vita di alcuni artisti provenienti da diversi paesi: una suonatrice di liuto cinese cresciuta sotto la “rivoluzione culturale” delle guardie rosse maoiste, un clarinettista siriano, un iraniano che suona il kamancheh, uno strumento a corda il cui insegnamento è stato vietato sotto il dominio khomeinista, la suonatrice galiziana di cornamusa Cristina Pato. Vita degli esecutori e musica si intrecciano così per illustrare la storia di ognuno e il loro contributo all’ensemble. Ma la cosa più bella è vedere come queste musiche non siano solo per un ristretto pubblico di appassionati, ma suonate al’aperto davanti a tutti, nelle piazze e perfino nei campi profughi, riescano ad arrivare al cuore di tutti. Perché, come bene spiega uno dei concertisti, «la musica esprime l’apertura a una possibilità, e la possibilità è legata alla speranza. E noi tutti abbiamo bisogno della speranza».

Beppe Musicco