Il corpo senza vita della tredicenne Yara Gambirasio venne trovato il 26 febbraio 2011. Inizia così il film che vede protagonista il pubblico ministero Letizia Ruggeri che riuscì a portare a processo e a far condannare all’ergastolo Massimo Bossetti.

Mediaset e TaoDue si affidano alle sapienti ed esperte mani di Marco Tullio Giordana per raccontare le indagini attorno a uno dei più efferati e scioccanti casi di cronaca nera, l’uccisione della tredicenne Yara Gambirasio il 26 novembre 2010. Il film inizia proprio con la scoperta del cadavere della giovane (impersonata da Chiara Bono) ma la vera protagonista della storia è il pm Letizia Ruggeri (Isabella Ragonese). Yara, infatti, è il racconto delle indagini che tra tante difficoltà portarono prima all’incriminazione e poi alla condanna all’ergastolo di Massimo Bossetti (che si è sempre professato innocente), l’1 luglio 2016. Di materiale ce ne sarebbe molto per realizzare un gran film di indagine e inchiesta. Purtroppo, però, la sceneggiatura scritta da Graziano Diana è sì rigorosa ma anche molto schematica. In 90 minuti vengono messi in scena tutti i passaggi cruciali delle ricerche, ma alcuni sono troppo frettolosi come la fase finale del processo, che aveva monopolizzato l’attenzione di tutti gli italiani. Nel film non si percepisce l’aspra battaglia legale che aveva visto contrapposte accusa e difesa e lo spettatore è poco coinvolto emotivamente. Anche se la regia di Giordana è solida e l’interpretazione di Isabella Ragonese convince, il film rimane troppo televisivo. Quello della Ruggeri è l’unico personaggio un po’ approfondito, gli altri restano molto sullo sfondo, a iniziare dai genitori di Yara (interpretati da Sandra Toffolatti e Mario Pirrello), per continuare con Bossetti (Roberto Zibetti) e con il colonnello del Ris Lago impersonato da Alessio Boni, alla quarta volta insieme al regista dopo La meglio gioventù, Quando sei nato non puoi più nasconderti e Sanguepazzo. Presentato al cinema come evento, Yara è ora disponibile su Netflix.

Aldo Artosin

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