Lo stupore della critica alla presentazione del film alla Mostra del Cinema di Venezia era totalmente giustificato. Oliver Stone è noto per essere un regista “barricadiero”, sensibile ai temi politici, mai tenero coi potenti, sempre pronto a creare fastidi al governo americano, dai tempi di “Platoon” sulla guerra del Vietnam (di cui egli stesso è un reduce), a “JFK” nel quale senza mezzi termini accusava di falsità tutte le versioni ufficiali sulla morte del presidente Kennedy, a “Comandante”, una sorta di agiografia di Fidel Castro. Grande quindi lo spiazzamento nello scoprire che “World Trade Center” non era l’ennesimo atto d’accusa all’amministrazione americana, ma l'avvincente, emozionante, commovente storia di due uomini comuni, due agenti di polizia coinvolti nel crollo delle torri e sepolti vivi sotto le macerie. Will Jimeno e John McLoughlin sono (grazie a Dio ancora vivi e vegeti) due persone normali, con mogli (una al tempo anche gravida), figli e tutte le preoccupazioni di chi fa un lavoro rischioso e cerca egualmente di avere una vita come quella di tutti. Non sono neanche particolarmente intimi, le loro famiglie non si conoscono. Ad unirli sarà il fatto di essere rimasti bloccati, schiacciati sotto pesanti blocchi di cemento, metri e metri dalla luce. Si faranno forza l’uno con l’altro, pregheranno Gesù, piangeranno pensando alle famiglie e ai compagni che hanno visto morire, spereranno che qualcuno li senta. Come infatti è successo. ,Nicolas Cage e Michael Peña interpretano i protagonisti della storia con giusta misura e senza enfasi (che per Cage è un vero complimento), splendidamente coadiuvati da Maggie Gyllenhaal e Maria Bello, perfette nel rendere lo sconforto e poi la tenue speranza delle mogli. Pressato alla conferenza stampa dalle domande dei giornalisti che neanche tanto velatamente gli rinfacciavano l’aver fatto un film poco “politico” se non addirittura “buonista”, Oliver Stone ha risposto con una dichiarazione che merita di essere citata integralmente: «Se avessi voluto fare un film “politico” l’avrei fatto; tutti sanno quanto ne sia capace. Ma non mi interessava. Penso che questo sia il momento di cercare ciò che può unire la gente, non dividerla. Questo è il motivo per cui ho scelto questa storia».,Beppe Musicco