Figlio di un franchise quello degli X-Men Marvel, che con il suo connubio di tematiche ponderose e umorismo si colloca a metà strada tra il Batman nolaniano e gli Avengers, questo secondo capitolo “monografico” dedicato a Wolverine sceglie la strada di un racconto piuttosto classico in cui il personaggio rivisita in chiave critica i capisaldi della sua identità (il dono/maledizione dell'immortalità su tutti) per “riconquistarli” nel finale di un'avventura che attinge a una delle più note storie dedicate a questo mutante.,Che, felicità per il marketing distributivo, si svolge in Giappone, dove Logan finisce per esaudire l'ultimo desiderio di un uomo cui aveva salvato la vita decenni prima presso Nagasaki. L'uomo è ormai vecchissimo e in cambio della vita ricevuta un tempo vorrebbe regalare a Logan la liberazione da un'eternità che la perdita della donna amata ha reso insopportabile… Intorno al vecchio Yashida, però, si muovono molti (forse troppi) personaggi ognuno con una sua agenda: un figlio frustrato dall'attesa di succedere, una nipote indifesa che in molti vorrebbero morta, una giovane combattente con il dono di vedere il futuro, una dottoressa dalla lingua biforcuta (e non è una metafora) nonché ninja, yakuza e altri malviventi assortiti…,Insomma, tutti gli ingredienti per costruire un racconto che, al di là di una svolta finale che più d'uno spettatore avrà indovinato prima del nostro forzuto (ma non geniale) mutante, riesce a intrattenere anche grazie a quel pizzico di umorismo che il personaggio di Logan porta sempre con sé. Non manca nemmeno la giusta dose di romanticismo vecchia maniera (e del resto il cuore di Logan andrà pure guarito, no?) che dovrebbe venire incontro alla parte femminile del pubblico se non bastassero i muscoli e il sorriso irresistibile di Jackman, ormai perfetta incarnazione del suo personaggio.,Detto questo non siamo ai livelli dei primi X-Men; di quei titoli manca l'ambizione narrativa e l'approfondimento dei personaggi. Qui il regista (e gli sceneggiatori) si è evidentemente accontentati di aggiornare al gusto visivo contemporaneo (nelle spettacolari scene di combattimento, prima su tutte quella sul treno lanciato a supervelocità) un racconto dalle svolte puntuali, ma tutto sommato prevedibili (che in più di un punto ricordano gli ultimi James Bond con Daniel Craig), senza pretendere di essere indimenticabili, ma riuscendo a tenere vivo l'interesse su una saga che solo l'anno prossimo con X-Men – Days of Future Past (la mano sarà quella di Bryan Singer) ricomincerà forse a puntare veramente alto in termini non solo di spettacolarità, ma di contenuti e ambizioni.,Luisa Cotta Ramosino,