Intenso road movie girato dal Jean-MarcVallée, già regista di Dallas Buyers Club. Si vede la sua mano: nel racconto a tratti selvaggio e brutale di una donna ferita dalla vita eppure ancora in piedi, nonostante tutto e in lotta con i fantasmi di un passato recente; nello stile nervoso, fatto di continui flashback che, a intermittenza, rompono l'unità narrativa e danno luce sui segreti del cuore della protagonista Cheryl (la storia è vera e la sua interprete, Reese Whiterspoon centra la prova della carriera); nel grido lancinante di questa cocciuta donna che risuona nel deserto della California. Perché mi hai fatto questo? Dove “questo”, altro non è se non una storia dolorosissima i cui tasselli pian piano emergeranno durante il viaggio, folle e apparentemente impossibile, lungo mesi interminabili tra intemperie e ostacoli di ogni tipo. Vallée centra un altro bel film, sincero e privo delle astuzie di tanti altri presunti film esistenzialisti: al centro c'è il dramma vero e concreto di una donna ferita dalla vita, da tanti errori che hanno fatto a pezzi il suo matrimonio ma anche vittima di tante sfortune che le hanno tolto gli affetti più cari.,Cheryl è il cuore pulsante di una storia, scritta da Nick Hornby, che sembra prendere le mosse e strutturarsi come un Into the Wild al femminile, quando invece il viaggio e le motivazioni vere che spingono la donna a partire sono assai diverse. Perché Cheryl parte per scappare da tutto, dalle macerie della vita, dai sogni infranti, sostanzialmente da se stessa. Parte così, con tanta incoscienza e poca preparazione (per dire: all'inizio manco sa come tirar su una tenda); non è particolarmente amante della natura (anche se poi dalla natura verrà sorpresa) e non ha un passato da amante del trekking o di sport affini. Semplicemente parte, lasciando apparentemente poco alle spalle: una telefonata un po' rabboccata con il marito e poco altro. Con lei, in viaggio, uno zaino appesantito da tante cose inutili ma soprattutto pesante di ricordi con cui fare i conti: la sequenza con cui il regista di C.R.A.Z.Y. all'inizio del film ci mostra Cheryl letteralmente schiacciata dal peso del suo zaino non è soltanto cronaca dai contorni surreali; è un simbolo pieno della ferita della vita che ti schiaccia. Lei parte quindi non contro il mondo – come in tanti momenti di Into The Wild– ma contro se stessa. E nel viaggio qualcosa succede: ci sono incontri inaspettati, proprio come già capitava all'indimenticabile Chris McCandless del film di Sean Penn, del tutto positivi; aiuti concreti lungo un percorso che è personale, come è personale e singolare la libertà della persona di fronte alla vita. Un viaggio scandito da appunti e da piccole note che Cheryl lascia scritti sui diari del viaggiatore e posti all'inizio di ogni tappa. ,Sono tanti gli scrittori e cantanti che accompagnano la viaggiatrice a mo' di colonna sonora per un viaggio che da fisico diventa ben presto spirituale: da Janis Joplin a Bruce Springsteen (la sua splendida, “tosta” Tougher Than The Rest), passando per Emily Dickinson e Flannery O' Connor che a Sheryl ricorda i tanti bei momenti intensi passati con la madre (un'intensa Laura Dern). Appunto: ricordi vivi e struggenti e tante, tantissime cadute fragorose; la vita di Cheryl sta tutta qui, nel dramma di una vita fatta di chiaroscuri da giudicare innanzitutto e affrontare con coraggio. In questo soprattutto, il viaggio di Cheryl si differenzia da quello di Chris, in una ricchezza di rapporti che la donna sperimenta durante il viaggio o semplicemente riscopre e che la sostengono nei momenti critici: quello intensissimo con la madre, una che cantava sempre quando tutto andava storto, felice – nonostante un lavoro non eccezionale e tanti problemi con il marito – per aver avuto il dono dei figli, ma anche i tanti piccoli incontri che Cheryl troverà lungo il cammino. Il fattore che la ospita per la prima parte del viaggio, i ragazzi che incontra sull'altopiano Kennedy, l'anziano signore che non viaggia ma accompagna con lo sguardo i viaggiatori e che cercherà letteralmente di alleggerire delle cose inutili lo zaino. Anche qui un'azione semplice semplice e dal forte valore simbolico a sintetizzare il cuore del film intero: il viaggio della vita è più leggero se qualcuno è con te.,Simone Fortunato,