Un documentario evento dedicato ai fan del Boss che è in realtà un’occasione per un pubblico molto più vasto di fare conoscenza con un mito del rock, ma anche con un uomo con qualcosa da dire. Western Stars è, nelle parole dello stesso Bruce Springsteen (che del documentario è coregista e produttore insieme a Thom Zimny), una meditazione in 13 canzoni, un viaggio nel suo animo e nel suo passato.

La tensione tra l’individualismo e il senso di comunità, la ricerca dell’amore e il peccato di buttarlo via per egoismo e codardia, il miracolo di un dono (che Springsteen chiama divino) che cresce nel rapporto con gli altri. Sono le tappe di un viaggio che parte dal fienile nella proprietà del cantante (dove è stato allestito un concerto dal vivo per i suoi amici) e ci porta sulle strade dell’America, tra immagini poetiche e immagini d’archivio che ci presentano pezzi del suo passato e del passato della sua “gente”.

È la storia di un uomo che cerca la sua strada, o cerca di ricomporre i pezzi di quello che ha perduto sulle strade di un’America dolente, ma non squarciata dalle opposizioni urlate a cui ci abituano i notiziari. Tra il deserto e le highway , le grandi città e i locali in mezzo al nulla è l’umano che emerge nella sua miseria e grandezza.

Le storie dei personaggi che Springsteen immagina alle prese con le sfide della vita (uno stuntmen, una star del western al tramonto – curiosamente i due personaggi dell’ultimo film di Tarantino – un uomo che cerca di curare un cuore spezzato e molti altri) sono le voci che il Boss ci fa sentire alternandole alle sue riflessioni sulla vita. Senza pretendere di predicare, ma come condividendo un pezzo di strada. Un evento pieno di commozione e verità che ha incantato gli spettatori.

Luisa Cotta Ramosino