Toni, Pietro e Alvise sono tre fratelli, eredi di una famiglia di pescatori della Giudecca, l’isola più popolare di Venezia. Alvise però non ama il mare (non sa nemmeno nuotare, e ricorda ancora con ansia un pericolo corso da piccolo quando lo salvò il fratello maggiore), e sta cercando faticosamente nuove strade per dare un futuro a sé e alla famiglia, attraverso business immobiliari e realizzazioni per turisti. Che però, in piena pandemia Covid, sono spariti completamente: torneranno? Quando Toni muore all’improvviso, Pietro e Alvise – caratterialmente agli antipodi – hanno idee opposte sul futuro: Pietro, nonostante fatiche personali e una profonda solitudine dovute a un passato di errori, vorrebbe continuare a pescare moeche, i granchi tipici della laguna; Alvise vede invece nella loro casa alla Giudecca lo strumento ideale per ripartire, tentando il grande affare (anche per far colpo sul compagno della figlia, giovane di successo bene inserito in campo immobiliare), ovvero per farne un elegante appartamento per i ricchi turisti straneri che prima o poi dovranno per forza tornare.

Presentato a Venezia per l’Apertura di Notti Veneziane, spazio off realizzato dalle Giornate degli Autori in collaborazione con Isola Edipo, Welcome Venice è il nuovo film di Andrea Segre, regista che alterna documentari a film di finzione (tra cui gli apprezzati Io sono Li e L’ordine delle cose). Un film assolutamente contemporaneo (con tanto di mascherine che ogni tanto fanno capolino), che si inserisce nel momento attuale descrivendo la desolazione di una città già depressa e poco abitata – gli abitanti “veri” stanno a Mestre, sulla terraferma – e svuotata dalla fuga dei turisti causa Covid. I due fratelli sono divisi su fronti opposti, con una polarizzazione meno banale di quanto si possa pensare: per Pietro, difendere la casa di famiglia è nobile ma forse irrealistico; mentre Alvise – che alterna la speranza che finisca l’epidemia e riparta tutto a considerazioni sulla bellezza di una Venezia che finalmente si mostra ai veneziani – è fin troppo ingenuo nel sottovalutare e non comprendere lo stato d’animo del fratello, o forse troppo disperato per poterlo guardare davvero.

Loro due e tutti i parenti attorno compongono un vivido affresco di famiglia, con il supporto di attori bravissimi e perfetti nei rispettivi ruoli (su tutti Paolo Pierobon e Andrea Pennacchi, fratelli nemici, ma con piccoli e incisivi ruoli per Ottavia Piccolo e Roberto Citran). Ma Segre riesce a elevarsi dalla cronaca per affrontare temi universali: l’attaccamento alla tradizione che può tramutarsi in paura o in ossessione, la ricerca di nuove forme di sostentamento che rischia di disperdere le proprie radici, la trasformazione di una grande città piena di Storia e di Arte in un parco giochi per turisti globalizzati; ma anche affetti e rancori che si sviluppano nel microcosmo famiglia. Tutto molto convincente, tranne l’accumulo di finali che smorzano la vicenda: e l’ultimo ci sembra davvero di troppo. Ma Welcome Venice film rimane un buon film, figlio dei tempi e al tempo stesso con la forza dell’apologo universale.

Antonio Autieri