Un puntino che spazza sul pianeta Terra tra centinaia di anni. Spazza e raccoglie e il suo nome è Wall-E. È un robottino spazzino, ultima creatura a immagine e somiglianza dell’uomo su un pianeta Terra ormai ridotto a un’immensa discarica. Wall-E è scrupoloso nel lavoro. Vaglia tutto e trattiene ciò che vale. Cerca tra la sporcizia, trova e conserva le cose più belle. Oggetti semplici: un accendino, una lampadina, le luminarie natalizie. Conserva tutti quegli oggetti in un container che è diventata la sua casa. È affascinato da tutta quella minuscola bellezza anche se non ne conosce il senso e l’utilità. E allora, lo sguardo fisso al cielo stellato, attende che qualcuno possa scendere da lassù a spiegargli il vero e il bello della vita.

L’ultimo film della Pixar, la Casa di produzione di Alla ricerca di Nemo e di tanti altri capolavori, è un film sulla preghiera di un miracolo. Che qualcuno arrivi, mi sia compagno e condivida con me le cose belle della vita. Poetico e struggente, per almeno metà completamente o quasi muto, è anche un film coraggioso e profondo, ultima tappa di un percorso autenticamente realista di una Casa che dopo aver dato aver riflettuto sull’amicizia (Toy Story), sul padre (Monster’s & Co; Alla ricerca di Nemo), sulla famiglia (Gli incredibili), sul gusto della vita (Ratatouille) ha puntato molto in alto (in tutti i sensi) andando all’origine del mondo e dell’uomo, arrivando dritto all’Essere. Osando confrontarsi con pietre miliari del cinema (2001: Odissea nello spazio) e con il senso della vita e della bellezza dell’universo. E riuscendo nella sfida.

Simone Fortunato