Per il trentenne Thomas, ricco e superficiale fannullone, la vita è un gioco da prendere a tutta velocità, come le notti in discoteca a ballare, ubriacarsi e rimorchiare ragazze e le corse folli sulla sua lussuosissima auto. Tanto i suoi svaghi li paga il generoso papà. Ma quando conclude la sua ennesima corsa direttamente nella piscina della villa del padre, medico serio e coscienzioso, il genitore lo costringe a prendersi cura del suo giovanissimo paziente Marcus, dodicenne disabile affetto da una grave malattia. Il ragazzino, stanco di continue operazioni e cure e anche delle premure della madre, si affeziona subito a Thomas e lo vuole sempre con sé. Per la strana coppia è l’inizio di un’improbabile amicizia, in cui Marcus vede la possibilità di fare una serie di cose che nessuno gli ha mai fatto fare.

Volami via è il remake francese del film tedesco Conta su di me (grande successo in patria nel 2018), a sua volta tratto da un romanzo tedesco che partiva da un vero fatto di cronaca. Più che remake, come ormai in casi analoghi negli ultimi anni, quasi una fotocopia. Entrambi i film non convicono, al netto dei buoni sentimenti che veicolano, e fanno male a chi riconosce i nomi dei registi: perché se al tedesco Marc Rothemund vorremo sempre bene per l’unico grande exploit in una carriera di commedie e commediacce, ovvero per La rosa bianca – Sophie Scholl, a Christophe Barratier siamo più che affezionati per il meraviglioso esordio – ormai quasi vent’anni fa – con Les Choristes (poi ha fatto qualche opera meno convincente ma almeno il discreto La guerra dei bottoni). A volte un grandissimo film vale una carriera.

In Volami via, al di là dell’effetto fotocopia che può infastidire solo i pochi che hanno visto l’originale germanico, irritano le tante cose implausibili che succedono e che non rendono credibile la malattia del ragazzo (che con un tale amico e “badante” sarebbe presto spacciato), senza contare la prova di guida e altre scempiaggini imbarazzanti, o un’educazione “sentimentale” stucchevole. Ogni svolta – drammatica, comica o sentimentale – è sempre ampiamente prevedibile. Alla fine il pregio maggiore è la breve durata per un film che cerca furbamente di inserirsi in sicuri filoni di successo: la strana coppia alla Quasi amici, il sempre redditizio genere sui malati gravi (anche se qui, per fortuna, le cose finiscono bene), e mettiamoci pure i tanti film sugli sciupafemmine che si redimono anche sul versante sentimentale fidanzandosi con una brava ragazza. La musica dolciastra e attori non eccelsi – o diretti con poco nerbo – completano il desolante quadro.

Antonio Autieri

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