Film folle, “malato” ma affascinante. È il film più radicale di uno degli autori dalla poetica e dallo stile meglio riconoscibili, David Cronenberg. Anticipa non solo i temi cari al regista canadese (la metamorfosi, la follia, il degrado morale, la solitudine esistenziale, la paranoia) ma precorre i tempi in modo clamoroso per quanto riguarda il rapporto tra i media e la società globalizzata. La storia è quella di un produttore di successo (James Woods) che ha fatto i soldi con la sua emittente privata giocando con le pulsioni più basse dello spettatori: sesso e violenza, innanzitutto. La sua vita rimane sconvolta quando intercetta nell’etere uno strano programma dove si mettono in scena ininterrottamente sequenze di tortura e violenze. Film difficile da etichettare, come quasi tutti i film del regista de La mosca: thriller paranoico, horror, persino mélò. Videodrome è il racconto fortemente metaforico di una discesa agli inferi di un uomo che, colpito in modo traumatico dalle immagini di quello che sembrerebbe essere un Grande Fratello violento, precipita in un baratro di ombre dove si perdono per sempre i confini tra il bene e il male, tra la finzione e la realtà.

Cinema distorto e allucinato, atto d’accusa contro una società fondata sull’immagine dove però l’immagine non rimanda a nulla se non alla trappola dello schermo televisivo, ha alcune intuizioni davvero profetiche. Il ricovero dove i senza tetto passano il tempo, perdendo le coscienze, ognuno davanti a uno schermo televisivo; la trasformazione fisica di Woods che in una delle sequenze fondamentali del cinema degli anni 80, diventa un videoregistratore di carne; la rappresentazione di quello strano essere, dalla forma squadrata ma dalla bocca e dalla voce irresistibile, dotata di a tubo catodico ma anche agitata da pulsioni umane, troppo umane, cioè la televisione. A tratti sembra di rivedere Alex di Arancia meccanica, 10 anni dopo o giù di lì e la cura Ludovico a cui viene sottoposto. Anche a tanti anni di distanza, Videodrome mantiene una forza e un impatto notevoli: è l’altra faccia degli opulenti e ottimisti, anche dal punto di vista cinematografico, anni 80. Anni dopo – nel 1999 – Cronenberg cercherà di realizzare un nuovo Videodrome al passo coi tempi con Existenz senza però arrivare ai livelli di questo film.

Simone Fortunato