Irene viaggia sola e vive sola. Donna moderna e senza complessi del suo essere single, per mestiere deve soggiornare in alberghi di lusso che deve valutare nei dettagli più minuti (dalla cortesia alla temperatura della zuppa servita in camera): ovviamente non rivela il motivo del suo viaggio, per poter osservare e poi “colpire” più efficacemente. Un lavoro così nomade, che la porta di continuo in giro per il mondo, non può non aver effetti sulla sua vita personale; ma non si capisce del tutto quale sia la causa e quale l’effetto, essendo Irene ben contenta di quella vita autosufficiente. Anche appunto nei sentimenti: l’amico del cuore Andrea è un ex fidanzato, ma senza ritorni di fiamma né da una parte né dall’altra, e la loro si direbbe una complicità ambigua ma serena; la sorella, moglie e madre di due figlie, è presenza tanto angosciata quanto affettuosa, con cui vivere piccole e grandi tensioni ma in un rapporto comunque importante (amate nipotine comprese, utilizzate anche per una missione). Tutto perfetto, dunque? Non proprio, se bastano l’inaspettata paternità di Andrea (con una donna appena conosciuta) e l’incontro con una sessuologa inglese nella sauna di un hotel che le distilla una lezione di vita a mandarla in crisi. ,Viaggio sola, terzo film di Maria Sole Tognazzi (figlia del grande Ugo, sorella di Gianmarco che nel film è il cognato di Irene), ricorda e non poco Tra le nuvole di Jason Reitman; nell’impostazione del percorso umano della protagonista, interpretata da Margherita Buy, e anche nei dettagli, come quando vediamo Irene che trascina i trolley in aeroporto – siamo nei paraggi anche di Sean Penn in This Must be the Place – o la sua casa spoglia e triste dopo ogni viaggio (e qui siamo davvero tra citazione e plagio…). Ma se lì George Clooney passava dall’esaltazione della vita autosufficiente – anche teorizzata, in conferenze seguitissime – a una dolorosa ma profonda nuova consapevolezza di sé, qui una bella idea è compromessa da un messaggio fin troppo telefonato e didascalico (il monologo finale, tra solitudine e libertà). Gli spunti non mancano: il desiderio di Irene di prendere in mano la propria vita passa dal rapporto complicato con una sorella che caratterialmente le è molto distante e che invidia per l'affetto che prova nei confronti delle figlie e, soprattutto, dall'amicizia con Andrea (Stefano Accorsi), fiamma di un tempo e spaventato da un'inaspettata paternità che lei aiuta con affetto e sincerità. Certo, rispetto all'omologo americano, ben più profondo e brillante, qui la riflessione rimane in superficie e soprattutto convincono solo in parte le scelte narrative: a un tono inizialmente brillante e divertito (l’osservazione della vita in questi alberghi a 5 stelle), nelle schermaglie ben registrate tra la Buy e uno Stefano Accorsi più convincente del solito, quando il film si fa sempre più serio, le soluzioni si fanno più banali; come la situazione coniugale della sorella con un marito sessualmente apatico (con imbarazzante dialogo sui rispettivi sogni erotici), la litigata tra sorelle per un vestito, lo stesso episodio della sessuologa, personaggio interessante ma purtroppo solo accennato, funzionale per esemplificare il cambiamento della protagonista. Tanti difetti per un'opera che rimane la prova più matura della Tognazzi che, lavorando bene con gli attori (soprattutto con la coppia Buy-Accorsi ci sono anche altri comprimari di livello), confeziona con una certa professionalità un film personale dai tratti malinconici sul tempo che passa e la solitudine che ti prende alla gola.,Antonio Autieri