Un fratello e una sorella, legati tra loro in maniera morbosa (lei gira nuda per casa davanti a lui e gli si stringe come a un amante). Un segreto inconfessabile che blocca emotivamente entrambi. Un uomo, più vecchio, che ama lei e vorrebbe sposarla e tirarla fuori da misteriosi traumi. Una donna solare che forse potrebbe far innamorare lui. “Viaggio segreto” – liberamente tratto dal romanzo “Ricostruzioni” di Josephine Hart – ha elementi interessanti, pur se poco originali, e un gruppo di attori ben assortiti almeno nel racconto che si sviluppa al presente: Alessio Boni, il regista (qui attore) Emir Kusturica. Soprattutto le due donne: Valeria Solarino, bellissima e fragile e sempre sul punto di crollare, e Donatella Finocchiaro, di una bellezza più composta, più serena. Meno felice la scelta di Claudia Gerini e Marco Baliani nei flashback dei genitori dei due fratelli, ma forse infelice è la scelta di mostrarceli sempre mentre fanno sesso o ballano nudi, oppure litigano furiosamente. È anche un giallo, il film di Roberto Andò, e si intuisce che la morte della madre non è stata un incidente (ma anche la versione della polizia, dell’uxoricidio con tanto di fuga del padre, non soddisfa). Sicuramente, quei due bambini ormai (mal) cresciuti hanno visto qualcosa, e da ciò sono rimasti turbati. Ma cosa è davvero avvenuto?,Il film, soprattutto nella parte finale, ha una sua tensione; e i personaggi descritti sono vivi, umani, interessanti (a parte, appunto, i genitori, piuttosto piatti). E se si eccettua uno strano prete che esalta la menzogna come più interessante della verità (il pur bravo Roberto Herlitzka), non ci sono grosse cadute nei dialoghi. Eppure, “Viaggio segreto” non appassiona mai: la teatralità della messa in scena, l’assoluta mancanza di azione e di ritmo (quasi un contro senso usare questi termini, dopo aver visto il film), le lunghe sequenze assorte e meditative – fin dai titoli di testa, con la solita casa abbandonata che pian piano si svela agli occhi di un osservatore e del pubblico – e un generale senso di angoscia che non diviene mai partecipazione ma solo scoramento e delusione. Il tutto rafforzato da una musica ossessiva e non appropriata. Si salvano, appunto, solo alcuni attori. Può bastare? A giudicare dai risultati del film al botteghino, no di certo.,Antonio Autieri