Dai nostri inviati al Lido

Ecco le nostre prime impressioni sulla 73ma Mostra di Venezia. Che è partita alla grande, con il bellissimo La La Land: raramente un film conquista tutti, e invece stavolta…

Il nuovo film di Damien Chazelle, che ha aperto la Mostra, ha infatti conquistato il pubblico fin dall’apertura, un numero musicale ambientato nel traffico di una highway losangelina e girato in piano sequenza. Un inno ai sogni e alle speranze di successo, che dà il tono a tutto il film. È qui che si incontrano (scontrano) i due protagonisti della storia, Ryan Gosling ed Emma Stone (chimica perfetta come ai tempi di Crazy, stupid, Love). Chazelle realizza un film che da un lato è un omaggio sublime ai musical d’altri tempi con tanto di balletti e canzoni alla luce dei tramonti e delle stelle, dall’altro riflette sulla sublimità dell’amore, la sua assolutezza e la sua fragilità in un modo assolutamente contemporaneo. Un’operazione colta e insieme popolare (la colonna sonora furoreggerà nei prossimi mesi, è da scommettere), sorretta da due grandi attori, un inno ai sogni, ai sognatori e ai romantici ben consapevole di esistere in un’epoca di cinismo, ma anche un omaggio al cinema hollywoodiano e al modo in cui ci ha insegnato ad innamorarci. Da ieri qui a Venezia si parla già di Oscar…

Un uomo e una donna. Immersi nella natura. Si raccontano in un dialogo con poche pause. Sono i personaggi creati da uno scrittore, rifugiato nella campagna francese che cerca ispirazione guardando l’orizzonte, una mela e scegliendo un’accurata colonna sonora proveniente da un vecchio juke box. Ritorno non convincente per Wim Wenders al Festival di Venezia con Les beaux jours d’Aranjuex, un film adattamento di un testo teatrale di Peter Handke. Wenders vorrebbe raccontare la differenza di “aspirazioni, aspettative e tempo” dell’universo maschile e femminile, ma il risultato non è pari alle sue intenzioni. E se conquista il suo omaggio iniziale a Lou Reed con la canzone “A perfect day” che accompagna le prime immagini del film (stranamente girato, senza una necessaria esigenza narrativa, in 3D), Les beaux jours d’Aranjuex, non è un film perfetto. Anzi. Wenders delude così tanto che la sala, alla sua prima proiezione, si svuota.

Infine, The Light between Oceans di Derek Cianfrance è un grande melodramma d’altri tempi che affonda profondamente nel senso del lutto e del dolore, così che qualcuno potrebbe scambiarlo per sentimentalismo. Peccato da cui si salva, nonostante qualche didascalismo, per il senso morale senza compromessi che lo pervade, incarnato con l’usuale intensità da Michael Fassbender (ma anche Alicia Vikander è molto brava, come in altri film). Cinici astenersi.